
di Michele Interrante
“Quando mettiamo fine a tutto questo, Vladimir?” È la domanda secca e diretta che Donald Trump ha rivolto a Vladimir Putin nel corso di una lunga telefonata. L’argomento: la guerra in Ucraina. Trump non ha girato intorno alle parole. Ha detto chiaramente che questa guerra, se fosse stato lui alla Casa Bianca, non sarebbe nemmeno cominciata. Ora, da presidente, cerca di farla finire. Perché ogni settimana, ha ricordato, muoiono migliaia di giovani. E perché le immagini che ha visto – “scene da incubo” – sono un pugno allo stomaco per chiunque abbia un cuore.
“Non è la nostra guerra”, ha detto Trump. “È una questione europea, e lì doveva restare. Ma la precedente amministrazione ci ha trascinato dentro e ora spendiamo il triplo rispetto all’Europa. È ora di porre fine a tutto questo”.
Ha parlato con franchezza anche di Putin: “Gli ho detto che deve fermare il massacro. E credo che lui voglia davvero chiuderla qui. Se pensassi il contrario, non gli avrei nemmeno telefonato”. E ha aggiunto: “Penso che sia stanco. Questa guerra dura da troppo tempo”.
Non ha voluto indicare pubblicamente una “linea rossa”, ma ha assicurato di averla ben chiara in testa. Il messaggio è chiaro: Trump non intende essere un burattino nella mani della guerra. Sta provando, nel suo stile diretto, a spostare il conflitto dal campo di battaglia al tavolo del dialogo.
La telefonata tra i due è durata più di due ore. E secondo quanto riferito da Trump, i toni sono stati “ottimi”. Subito dopo, l’ex tycoon ha avvertito gli altri leader: da Zelensky a Macron, da Meloni alla Von der Leyen. L’idea di portare i negoziati di pace a Roma, magari in Vaticano, piace anche a lui: “Sarebbe una scelta importante e simbolica”.
Da Mosca, Putin ha parlato di un confronto “franco e utile”, e si è detto pronto a negoziare un cessate il fuoco e, passo dopo passo, una pace duratura. Ma ha messo le mani avanti: “Servono compromessi veri, da entrambe le parti”.
Zelensky, da parte sua, ha confermato di aver sentito Trump prima della telefonata con Putin e ha chiesto una cosa molto chiara: “Non prendete decisioni senza di noi. L’Ucraina non può essere messa da parte”.
Il leader ucraino ha ribadito che Kiev è pronta a negoziare, in qualunque sede – Istanbul, Vaticano, Svizzera – purché la Russia si dimostri davvero intenzionata a fare la sua parte. Intanto ha chiesto nuove sanzioni contro Mosca, soprattutto da parte americana, per fermare le risorse che alimentano la guerra.
Il mondo – lo si sente nelle parole di Trump, di Putin e di Zelensky – è a un bivio. La guerra, quella vera, fatta di sangue e macerie, ha logorato tutti. È tempo di vedere se davvero i potenti sono disposti a fermarsi. E, magari, a parlare per davvero.
