
By Michele Interrante
Nel grande cantiere della politica regionale, il centrodestra toscano sta preparando la sua corsa per le elezioni del 2025. I nomi circolano, gli annunci si moltiplicano, le ambizioni non mancano. Ma c’è un dato che stona e che la gente – quella che ancora va a votare con coscienza – sente forte e chiaro: molti candidati non portano voti.
Sì, perché la politica, soprattutto in Toscana, non si fa nei salotti romani né nelle dirette social, ma si costruisce sul territorio, tra la gente, nei mercati e nei circoli, ascoltando i problemi veri e restituendo risposte serie. E quando si scende nel dettaglio dei numeri, il quadro si fa chiaro.
Chi sono i candidati “senza preferenze”
Il senatore Manfredi Potenti (Lega) è da anni un volto noto del centrodestra toscano. Ma alle comunali di Piombino del 2019, raccolse appena 10 preferenze. Dieci. Meno dei voti che si prendono con un pranzo tra amici. Oggi viene proposto per un ruolo di vertice alle regionali.
La deputata Chiara Tenerini (Forza Italia), invece, a Cecina nel 2024 non è andata molto meglio: 47 preferenze in tre sezioni. Fuori dal consiglio comunale, fuori dai giochi. Ma dentro le liste per le regionali.
Giorgio Silli, sottosegretario e deputato di Noi Moderati, si candidò nel 2022 con una lista che non superò il 3%. Zero eletti. Oggi si parla di lui come figura di mediazione, ma il legame col territorio appare evanescente.
Marco Stella, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, si muove da anni, ma alle ultime europee il suo partito ha raggiunto a fatica il 9% in Toscana. E nelle città medie, Forza Italia è quasi scomparsa.
Chiude l’elenco Elena Meini (Lega), già consigliera regionale. Anche la sua candidatura a governatrice è in discussione. Ma la Lega in Toscana nel 2024 è scesa sotto il 10% in molte zone, e nei territori dove dovrebbe essere più forte, è spesso assente.
Il voto non è un automatismo
Quello che colpisce è l’idea – sbagliata – che basti essere parlamentari per pretendere un posto in Regione. Ma la Toscana non è un ufficio da riempire con nomi a caso. È una terra viva, fatta di comunità vere, con problemi seri: sanità da rifondare, infrastrutture vecchie, famiglie dimenticate, giovani in fuga.
Serve gente che conosca queste sfide, che le abbia vissute, magari combattute. Gente che non aspetta l’investitura dall’alto, ma che parte dal basso, costruendo giorno dopo giorno relazioni, ascolto e fiducia. Il consenso non si compra. Si merita.
La sfida è sulla credibilità, non sulle etichette
Il centrodestra sogna di conquistare la Toscana. È legittimo. Ma per vincere davvero deve presentare candidati credibili, radicati, riconoscibili. Non basta il simbolo. Serve l’anima. Perché chi guida una Regione come la nostra non può essere scelto con superficialità. Deve rappresentare il popolo, non un equilibrio di correnti.
L’avversario, il centrosinistra, ha le sue contraddizioni, certo. Ma se il centrodestra si presenta con nomi che i territori non conoscono o non riconoscono, il risultato sarà scontato. E sarà l’ennesima occasione persa per cambiare davvero.
La Toscana merita di più. Merita rispetto, merita coraggio. E soprattutto merita politici con i voti, non solo con le etichette.
