
In molti, tra i vari segretari delle molteplici sigle che oggi portano il nome “Democrazia Cristiana”, sembrano ancora convinti che la via maestra per tornare sulla scena politica sia il recupero del vecchio elettorato cattolico. Quello dei tempi di De Gasperi, dei salotti parrocchiali, delle famiglie che votavano DC “per tradizione”.
E così si moltiplicano i tentativi di avvicinarsi di nuovo al clero, nella speranza che la Chiesa torni a essere quel serbatoio silenzioso di voti che garantiva stabilità e consenso. Ma questa visione è, con tutta franchezza, un’illusione.
Il mondo è cambiato. Quelle famiglie non esistono più. Le nuove generazioni non hanno ereditato né la cultura politica né il sentimento di appartenenza alla DC. Chi un tempo votava “perché così si faceva in casa”, oggi ha preso altre strade. Chi è rimasto fedele, spesso, è stanco, deluso, o semplicemente disilluso.
La domanda vera, quindi, è un’altra: esiste ancora quell’elettorato storico della DC? La risposta, senza girarci troppo intorno, è no. Quello zoccolo duro è evaporato con il tempo, con la crisi dei partiti, con Mani Pulite, con l’arrivo della Seconda Repubblica.
Oggi c’è un altro elettorato da conquistare: quello che non vota più. Un popolo che rappresenta oltre il 50% degli italiani. Sono milioni di cittadini che hanno perso fiducia nella politica, che non credono più alle promesse, che si sentono abbandonati. Ed è a loro che una vera Democrazia Cristiana, rinnovata nei volti e nel pensiero, dovrebbe parlare.
Ma per farlo serve coraggio. Serve voltare pagina. Non basta richiamarsi al simbolo o alla memoria. Non basta riunirsi in piccoli club di nostalgici, che si guardano allo specchio e si raccontano che “torneranno i bei tempi”. Serve concretezza. Serve visione. Serve capacità di parlare il linguaggio del popolo di oggi: lavoratori precari, giovani sfiduciati, anziani dimenticati, imprenditori soli, famiglie in difficoltà.
La realtà politica attuale di questa costellazione di DC sparse è confusa, frammentata, autoreferenziale. Senza un progetto forte, senza una guida nuova, rischia di restare una lunga nota a piè di pagina nella storia politica italiana.
E allora la conclusione è semplice, ma decisiva: o si costruisce qualcosa di nuovo – fedele nei valori, ma moderno nei metodi – oppure il nome Democrazia Cristiana sarà soltanto un’ombra, un ricordo lontano, buono per chi ama la storia ma inutile per chi vive il presente.
Il futuro non è nella nostalgia. È nel coraggio di cambiare. Insieme. Con il popolo.
Michele Interrante
Redattore per la Toscana – IlPopolo.net
