A quarant’anni dalla frase che scosse l’Italia — “Spero che siate innocenti anche voi” — il popolo italiano torna alle urne per trasformare la memoria in legge.
di Camarri Cesare.
C’è una frase che, a distanza di oltre quarant’anni, ancora vibra tra le pareti delle nostre aule di giustizia come un monito bruciante. “Io sono innocente. Spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi”. Quando Enzo Tortora pronunciò queste parole davanti ai suoi giudici, non stava solo gridando la propria estraneità al fango; stava offrendo una lezione di dignità che ancora oggi interroga lo Stato.
L’augurio di Tortora era, in realtà, un richiamo al peso terribile della toga. Essere “innocenti”, per un magistrato, significa restare fedeli al dubbio, resistere alle sirene del clamore mediatico e non cedere alla tentazione del teorema. Tortora aveva capito che in quel processo non era solo la sua vita a essere sotto scacco, ma la tenuta stessa della nostra democrazia.
Votare SÌ significa superare l’era dell’irresponsabilità e rimettere la persona al centro dello Stato di diritto.
Oggi, quel testamento spirituale arriva nelle nostre mani sotto forma di una scheda elettorale. Il 22 e 23 marzo non siamo chiamati a un semplice adempimento burocratico, ma a completare un percorso di civiltà. Votare SÌ significa sottoscrivere un nuovo patto tra Stato e cittadino, fondato su pilastri che Tortora avrebbe riconosciuto come propri:
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La Responsabilità Civile: Chi sbaglia deve rispondere del proprio operato. Non è una punizione, ma una garanzia di serietà per ogni cittadino.
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La Separazione delle Carriere: Il Giudice deve essere un arbitro terzo, imparziale, senza legami organici con l’accusa.
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Il Limite agli Abusi: Mai più la custodia cautelare usata come strumento di pressione su chi è presunto innocente.
Non possiamo limitarci a ricordare Tortora come una vittima. Onorarlo significa agire. Recarsi alle urne e barrare il “Sì” è il modo più alto per rispondere a quell’uomo che chiedeva giustizia. È un atto di fiducia verso una magistratura che, proprio perché responsabile, risulterà più autorevole.
Domenica e lunedì, scriviamo la parola “Fine” all’era dell’irresponsabilità. Per una giustizia che sia finalmente, e per davvero, uguale per tutti. Votiamo Sì.
