
Giovani e lavoro: le responsabilità di un sistema che li esclude
By Michele Interrante
Redattore: IL POPOLO.NET
C’è un dato che dovrebbe far riflettere tutti, senza ideologie e senza giri di parole: secondo il Rapporto annuale dell’Istat, il 30,2% delle imprese italiane è in seria difficoltà a causa dell’invecchiamento della forza lavoro. Una su tre, in pratica, rischia di non avere futuro.
E non perché manchino idee o voglia di fare, ma perché mancano i giovani.
Questo allarme non arriva da qualche pessimista di turno, ma dall’ente nazionale che misura la realtà: nelle nostre imprese—soprattutto le più piccole e quelle legate ai mestieri tradizionali—ci sono sempre meno lavoratori sotto i 35 anni. E se non entra nuova linfa, se non c’è un ricambio generazionale, l’azienda prima o poi si ferma. E con lei, si ferma anche un pezzo di Paese.
Le radici del problema sono profonde, e non si risolvono con uno slogan o un bonus: da un lato, tanti giovani emigrano o rinunciano a inserirsi nel mondo del lavoro perché lo trovano precario, poco attrattivo o privo di prospettive. Dall’altro, chi guida le imprese spesso non trova o non riesce a formare persone in grado di portare avanti il lavoro con la stessa passione, la stessa competenza, lo stesso spirito di sacrificio.
È un bivio culturale e sociale, prima ancora che economico. In gioco c’è il nostro modello di sviluppo, la nostra capacità di trasmettere mestieri, valori, visioni. Se lasciamo morire le microimprese, le botteghe, i laboratori artigiani, le aziende di famiglia, perdiamo la ricchezza vera dell’Italia: quella fatta di persone, di lavoro buono, di saper fare.
Occorre una nuova alleanza tra generazioni. Serve una politica che accompagni, non che ostacoli. Servono percorsi di formazione seri, un sistema di welfare che dia certezze a chi rischia e investe, e un fisco che non punisca chi assume o vuole passare il testimone.
E, soprattutto, serve una cultura del rispetto e del lavoro, dove il giovane non è visto come inesperto da sfruttare, e l’anziano non è considerato un peso da scartare.
Rimettere i giovani al centro non è solo una questione demografica o economica: è una questione di giustizia. E chi ha responsabilità pubbliche, politiche o associative, deve avere il coraggio di dirlo, di gridarlo se serve, ma anche di proporre soluzioni concrete.
Il futuro dell’Italia—di quell’Italia vera, che resiste e lavora—dipende anche da questo.
By Michele Interrante (Redattore)
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