
Lo studio Censis–Confcooperative quantifica l’impatto potenziale delle tariffe volute da Donald Trump: 68 280 posti di lavoro in pericolo e 18 miliardi di euro di produzione persa, pari al 25 % dell’attuale export verso gli Stati Uniti. A tremare sono filiere simbolo del Made in Italy – alimentare, macchinari, metallurgia, moda – e con loro decine di distretti fondati su piccole e medie imprese.
Lombardy calling: quando il cuore industriale fiuta il pericolo
Il 54 % delle aziende lombarde che esportano Oltreoceano sta già studiando contromisure: presidio diretto del mercato USA, ricerca di nuovi sbocchi o, nel peggiore dei casi, standby degli investimenti. Il tempo è poco, la concorrenza globale non aspetta.
L’Europa? Dazi “interni” del 44 % e servizi tassati al 110 %
Prima di puntare il dito contro Washington dovremmo guardarci allo specchio: le barriere normative tra Stati membri valgono un dazio medio del 44 % sui beni e addirittura del 110 % sui servizi. È come correre con il freno a mano tirato mentre gli USA si muovono come un unico mercato.
Energia cara e materie prime rare: la doppia vulnerabilità italiana
Energia: nel 2024 il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso in Italia è stato di 108,5 €/MWh, contro i 63 € spagnoli. La dipendenza dal gas estero amplifica ogni shock geopolitico.
Terre rare: l’UE importa quasi metà di questi metalli strategici dalla Cina; l’Italia dipende in misura crescente dalle forniture estere, con margini di manovra ridotti.
Cinque mosse (concrete) per non farsi travolgere
1. Diplomazia economica “muscolare”. Roma e Bruxelles parlino con una voce sola: niente aste al rialzo, ma un negoziato che leghi tariffe, standard e catene del valore.
2. Diversificare i mercati, non leccarsi le ferite. Far crescere le quote in Canada, ASEAN, India e Africa significa ridurre la dipendenza da un solo partner.
3. Mercato unico europeo, subito. Uniformare norme, tagliare la burocrazia e completare l’Unione dei capitali: più volumi interni = più forza contrattuale esterna.
4. Energia e materie prime strategiche “made in EU”. Accelerare rinnovabili, stoccaggi comuni e riciclo di terre rare: la sicurezza industriale passa da qui.
5. Misure-ponte per le PMI colpite. Credito d’imposta per investimenti sui mercati alternativi, voucher per la consulenza doganale e fondi rotativi per l’export.
I dazi non sono solo percentuali in calce alle fatture: sono un test di resilienza per il nostro sistema-Paese. O scegliamo la via della cooperazione assertiva – con più Europa e più coraggio industriale – o rischiamo di veder svanire in pochi mesi il lavoro di intere generazioni di imprese. Sta a noi decidere da che parte della storia stare.
