
Di Michele Interrante
A Caltagirone l’umanesimo torna a farsi voce viva e coscienza critica
Il 3 luglio 2025, nei luoghi simbolici di Don Luigi Sturzo a Caltagirone, si è tenuto un incontro dal titolo forte e rivelatore: “L’Umanesimo Cristiano non è artificiale. L’innovazione sia al servizio dell’uomo”. Un tema cruciale, nel pieno di un’epoca in cui l’intelligenza artificiale, la robotica, e la digitalizzazione rischiano di ridefinire in modo freddo e disumano le relazioni, il lavoro, l’educazione e persino la spiritualità.
Tra gli interventi più significativi, quello dell’On. Decio Terrana, che ha riportato il dibattito sui binari giusti: non contro l’innovazione, ma contro una tecnologia che dimentica l’uomo. Un monito chiaro, netto, che dovrebbe far riflettere ogni amministratore pubblico, ogni imprenditore, ogni educatore: la tecnologia deve essere uno strumento, non un fine. Deve servire l’uomo, non sostituirlo.

Da Michele Interrante
Etica e innovazione: due parole da tenere insieme
Oggi si parla tanto di progresso, ma troppo spesso si dimentica la direzione. A cosa serve l’innovazione, se non migliora la vita delle persone più fragili? Se crea nuove disuguaglianze? Se riduce l’umano a un dato, a un algoritmo, a una “risorsa” da ottimizzare?
Il messaggio lanciato da Caltagirone è chiaro: l’umanesimo cristiano non può essere un ricordo, ma una bussola viva, capace di orientare anche il presente e il futuro. Un umanesimo che non teme il confronto con la tecnica, ma che rifiuta ogni deriva disumanizzante.
Don Sturzo e l’attualità del pensiero cristiano
In questo contesto, non è casuale la scelta di Caltagirone, terra natale di Don Luigi Sturzo. Proprio lì dove il sacerdote siciliano avviò il suo percorso politico e sociale, si è voluto ribadire che valori come solidarietà, dignità della persona, giustizia sociale, non sono superati. Sono semmai gli unici capaci di umanizzare la modernità.
Don Sturzo parlava già allora di “libertà concreta” e “popolarismo solidale”, in un tempo in cui il cittadino rischiava di diventare suddito. Oggi il pericolo è diverso, ma simile: diventare numeri in un sistema automatizzato, spettatori passivi di un progresso senza anima.
La politica deve avere il coraggio dell’umanesimo
Il compito della buona politica, oggi più che mai, è quello di riprendersi il ruolo di guida etica e sociale. Non basta inseguire l’innovazione, bisogna educarla, governarla, finalizzarla al bene comune.
In questo, l’impegno dell’On. Terrana si colloca in una visione coerente con i valori della Democrazia Cristiana storica e rinnovata: difendere l’umano, valorizzare la persona, costruire un futuro in cui la tecnologia sia al servizio della dignità e della libertà.
Conclusione:
L’umanesimo cristiano non è una nostalgia, ma un’urgenza. Non un’ideologia del passato, ma una speranza per il presente. Caltagirone lo ha ricordato con forza. Ora tocca a noi, cittadini e rappresentanti, fare in modo che queste parole diventino fatti, e che la modernità non perda mai di vista l’essenziale: l’uomo.
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