La riunificazione dei Democratici Cristiani non sarà possibile senza una rinnovata fede in Cristo. È tempo di guardare alle radici spirituali della crisi, non solo agli effetti politici.
di Camarri Cesare.
Questa redazione offre ai lettori queste considerazioni in relazione al dibattito in corso sulla tanto auspicata, quanto mai realizzata riunificazione delle forze che si richiamano alla tradizione della Democrazia Cristiana. Si sono scritte pagine intere sulle cause politiche, organizzative, simboliche e perfino legali che impediscono questa ricomposizione. Ma si tace troppo spesso su un aspetto essenziale: la questione spirituale.
Oggi, più che mai, è evidente che la vera causa della frammentazione del mondo democristiano risiede nella perdita della fede viva in Cristo. Quella stessa fede che, nella seconda metà del Novecento, aveva animato uomini come Sturzo, De Gasperi, Moro e tantissimi altri, generando una stagione politica straordinaria, capace di coniugare Vangelo e Costituzione, Dottrina Sociale della Chiesa e bene comune.
La Democrazia Cristiana, infatti, non fu mai solo un partito: fu espressione di una comunità di credenti. La sua forza risiedeva nella convinzione profonda che Cristo è il centro della storia, e che la politica può e deve essere vissuta come vocazione al servizio, non come strumento di potere.
Oggi questa fede sembra scomparsa o ridotta a forma esteriore, a simboli senza anima, a parole d’ordine vuote. Si continua a parlare di “unità”, ma senza un cammino di conversione, senza preghiera, senza Spirito, l’unità è impossibile.
Non bastano accordi elettorali, tavoli di confronto o sigle storiche per ricostruire una vera forza politica cristiana. Serve una rigenerazione spirituale, personale e comunitaria. Occorre tornare a inginocchiarsi, a leggere il Vangelo, a viverlo nelle scelte quotidiane, a rimettere Cristo al centro della vita politica.
Sono quanto mai veritiere le parole scritte nel Salmo 127: 1 che dicono:
“Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”
Senza fede, ogni tentativo sarà fragile. Ma con la fede, anche ciò che oggi appare impossibile può diventare realtà. L’eredità della Democrazia Cristiana può rinascere, ma solo se prima rinasce un popolo cristiano, capace di testimoniare con coerenza, competenza e umiltà il Vangelo nella polis.
Ecco allora il nostro compito: non tanto ricostruire la vecchia casa, ma preparare le fondamenta per una casa nuova, più solida, più autentica, più radicata nella fede. Solo così potremo dire, senza retorica, che la Democrazia Cristiana non è un ricordo, ma una speranza viva che attende di incarnarsi ancora una volta nella storia e questo perché la parola del Vangelo è eterna e vale per ogni tempo.
Non si tratta di costruire un’unità organizzativa o funzionale, frutto di compromessi o spinta da interessi politici o economici. L’unità autentica nasce solo da una comunione profonda, fondata su Cristo, alimentata dall’ascolto della Parola e resa viva dall’opera dello Spirito Santo.
È questa la radice spirituale che può generare una vera ricomposizione, non solo tra persone o movimenti, ma tra cuori riconciliati e orientati al bene comune.
Prof. Cesare Camarri
Presidente Associazione Etica e Valori Cristiani
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