A Palermo l’Unione di Centro rilancia il pensiero di Don Luigi Sturzo e il valore dello scudocrociato come riferimento per una politica moderata, responsabile e radicata nei valori della persona e del bene comune.
Popolarismo, identità e futuro della democrazia.
di Camarri Cesare.
Sabato 17 gennaio, Palermo torna ad essere luogo di riflessione politica alta, di quelle che non inseguono l’attualità effimera ma interrogano il senso profondo dell’agire pubblico. All’Hotel San Paolo Palace, l’Unione di Centro ha promosso un incontro dal titolo eloquente: “L’eredità di Don Luigi Sturzo e il ruolo dell’UDC nella politica contemporanea”. Un appuntamento che va ben oltre la dimensione organizzativa di partito e si colloca nel solco di una tradizione culturale e morale che ha segnato in modo indelebile la storia della democrazia italiana.
Al centro del dibattito, la figura di Don Luigi Sturzo, padre del popolarismo, pensatore lucido e profetico, che seppe coniugare fede e libertà, autonomia della politica e centralità della persona. La sua lezione – tutt’altro che archiviata – continua a rappresentare una bussola preziosa in un tempo segnato da polarizzazioni estreme, crisi di rappresentanza e impoverimento del linguaggio politico.
A presiedere i lavori sarà Mario Ferrante, docente universitario, mentre i saluti istituzionali vedranno gli interventi di Massimiliano Crapa, coordinatore UDC della città di Palermo, di Paolo Franzella, coordinatore provinciale, di Maurizio Lo Galbo, responsabile provinciale UDC Enti Locali, e dell’On. Salvino Caputo, vice coordinatore regionale. Un parterre che testimonia il radicamento territoriale del partito e la volontà di tenere insieme dimensione locale e visione nazionale.
Il cuore politico dell’incontro sarà affidato agli interventi dell’On. Decio Terrana, coordinatore regionale UDC, dell’On. Lorenzo Cesa, presidente nazionale dell’Unione di Centro e capo della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO, e del Sen. Antonio De Poli, segretario nazionale del partito. Voci diverse ma unite dal filo comune di una tradizione politica che affonda le sue radici nel cattolicesimo democratico e che rivendica, ancora oggi, una funzione di equilibrio, mediazione e responsabilità.
Particolarmente significativa la riflessione del Coordinatore regionale Terrana, che ha voluto chiarire il senso profondo dell’iniziativa: “rilanciare lo scudocrociato non come esercizio di nostalgia, ma come simbolo vivo. Uno scudo che parla di moderazione, riformismo, dialogo e visione; una croce che richiama valori non negoziabili come la dignità della persona, il bene comune, la solidarietà.” In un panorama politico spesso dominato da semplificazioni e slogan, l’UDC rivendica il coraggio della complessità e la fatica del pensiero.
Un confronto che intreccia memoria e attualità, per riaffermare il ruolo dei cattolici democratici nella vita pubblica e indicare, nel tempo delle polarizzazioni e della crisi di rappresentanza, una prospettiva politica capace di dialogo, riforme e visione.

L’incontro di Palermo si propone dunque come un momento di riaffermazione identitaria ma anche di apertura: non un ripiegamento sul passato, bensì la consapevolezza che senza memoria non c’è futuro. Don Sturzo, con la sua idea di una politica “libera e forte”, continua a parlare al presente e a indicare una strada possibile per ricostruire un rapporto autentico tra cittadini e istituzioni.
In tempi di smarrimento collettivo, tornare alle radici migliori della nostra storia repubblicana non è un esercizio accademico, ma un atto politico nel senso più alto del termine. Palermo, ancora una volta, si candida ad essere crocevia di idee, valori e responsabilità. E lo scudocrociato, lungi dall’essere un reperto del Novecento, torna ad essere bussola per orientarsi nel mare agitato della contemporaneità.
Prof. Camarri Cesare.
