Un partito, un metodo, una visione: la politica come impegno morale e popolare.
L’Appello ai “liberi e forti” ha cambiato la politica.
di Camarri Cesare.
Il 18 gennaio 1919 nasceva il Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo. A distanza di decenni, quella data continua a rappresentare uno snodo fondamentale della storia politica e civile del nostro Paese.
Con il celebre Appello ai liberi e forti, Don Sturzo inaugurò una nuova stagione: per la prima volta i cattolici italiani venivano chiamati a un impegno politico diretto, autonomo, laico nelle forme ma profondamente ispirato ai valori cristiani. Il Partito Popolare Italiano nacque come forza popolare, democratica, radicata nei territori e attenta alle classi sociali più deboli, ponendo al centro la dignità della persona, la giustizia sociale, le autonomie locali e la partecipazione responsabile alla vita pubblica.
In un’Italia provata dalla Grande Guerra e attraversata da profonde tensioni sociali, il PPI seppe offrire una proposta politica innovativa, alternativa tanto al liberalismo elitario quanto ai radicalismi ideologici. Fu una scuola di democrazia e di governo, capace di formare una classe dirigente che avrebbe poi contribuito in modo decisivo alla rinascita democratica del secondo dopoguerra.
Ricordare oggi la fondazione del Partito Popolare Italiano non significa indulgere nella nostalgia, ma interrogarsi sull’attualità di quell’intuizione. In un tempo segnato da disaffezione politica, personalismi e crisi della rappresentanza, il messaggio di don Sturzo conserva una forza sorprendente: la politica come servizio, il primato delle coscienze, il rifiuto di ogni autoritarismo, la centralità delle comunità e dei corpi intermedi.
Il Partito Popolare Italiano non fu soltanto un soggetto politico, ma un progetto culturale e morale. Celebrarne la nascita significa rinnovare l’impegno per una democrazia più giusta, più partecipata e più umana, fedele allo spirito dei “liberi e forti” di ieri e di oggi.
