Nel nome dell’inclusione si rischia di svuotare il significato della festa più cara al nostro popolo.
La rimozione silenziosa di Cristo non rende la società più aperta, ma più fragile.
di Camarri Cesare.
Non accade all’improvviso, né in modo violento. La cancellazione di Gesù è sottile, suddola, quasi educata. Si evita il suo nome, lo si sostituisce con espressioni generiche, lo si diluisce in un linguaggio neutro che sembra non disturbare, ma proprio per questo ha un effetto deleterio. Si parla di luce, di armonia, di buoni sentimenti, come se il Natale fosse una celebrazione stagionale e non l’annuncio sconvolgente che Dio si è fatto uomo per la nostra salvezza.
Includere non significa rinnegare la propria fede.
Ci viene detto che tutto questo è segno di modernità, di apertura e di inclusione. Eppure viene spontaneo chiedersi chi (in realtà) venga davvero incluso. Includere non significa rinnegare la propria fede, né cancellare ciò che ha dato forma alla nostra storia, alla nostra civiltà e alla nostra identità. Una società che per non turbare altri deve togliere ciò che le ha dato anima, non diventa più accogliente, ma più fragile entra in un circolo vizioso che la conduce lentamente alla propria eutanasia. Non si allarga: si svuota. L’uomo non vive solo di regole e di diritti, ma di simboli, di memoria, di sentimenti, di significati profondi e di fede. Privarlo di questi non è progresso, è impoverimento.
La tentazione di rimuovere Cristo dal cuore del Natale. Ma includere non significa rinnegare la propria fede, né impoverire l’uomo dei suoi simboli e significati più profondi.
Il Natale cristiano non è mai stato una festa che esclude altri. Al contrario, è stato per secoli una sorgente di umanità, una forza aggregante nell’unione fraterna e nell’amore capace di parlare anche a chi non crede. Gesù non è mai stato un ostacolo all’incontro e all’unione; è stato, e continua ad essere, una risposta al bisogno di senso di misericordia, di speranza e di amore che abita ogni uomo. Togliere Gesù non rende il Natale più universale, ma lo rende “mutilato” tanto che perde il suo significato e la sua essenza.
Non vergogniamoci di Gesù.
Il Vangelo di San Luca 9, 26 del resto, non ci aveva lasciati senza avvertimento. Gesù dice parole che oggi suonano scomode e profetiche: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui…..». Si tratta di una constatazione per al nostro bene. Quando Cristo viene nascosto, quando diventa opzionale, quando lo si ritiene inopportuno, si spezza un rapporto vitale tra l’uomo e Dio. Una “vergogna” che incide anche nella nostra dignità ed identità che viene travolta.
Un Natale che è imbarazzato, intimorito a pronunciare il nome di Gesù è un Natale senza alcun senso. Rimane la forma, ma manca l’anima. Rimane il rumore, ma si perde la voce. Rimane l’apparenza della festa, ma si spegne la sua forza di cambiare i cuori.
Difendere il Natale cristiano non significa imporre la fede a nessuno. Significa custodire una verità che ha reso più umano il nostro modo di vivere, di soffrire e di sperare. Significa avere il coraggio di dire che senza Gesù il Natale non è semplicemente diverso: è più povero, tanto povero che non è più Natale e l’uomo non è più se stesso.
Il vero segno dei tempi che stiamo vivendo è proprio quello di nascondere Cristo, il timore di pronunciare il suo nome, di testimoniare la nostra fede nel Salvatore. A questa paura il Vangelo risponde ancora oggi con un invito semplice e radicale: non vergognatevi di Gesù, perché quando Cristo viene messo da parte, non si perde solo la fede, sì perde l’uomo.
Un Natale senza Gesù: cosa penseranno i bambini?
Il Natale è, più di ogni altra cosa, la festa dei bambini. È a loro che parliamo quando accendiamo le luci, prepariamo i segni della festa, il presepe, l’albero e raccontiamo loro una storia d’amore e speranza. Ma se togliamo Gesù, che Natale resta da raccontare? Che cosa penseranno i bambini davanti a una festa senza il Bambino Gesù? Che senso avrà per loro un Natale fatto solo di luci e regali, ma privo di un volto, di un nome, di un messaggio d’amore che parla al cuore?
Privare il Natale di Gesù significa togliere ai più piccoli ciò che lo rende comprensibile: non un’idea astratta, ma un Bambino come loro, fragile, accolto, amato. E un Natale che non parla più ai bambini è un Natale che ha già smarrito la sua verità più profonda; in effetti non rimane nulla da dire e come avrebbe detto il grande cantante Califano: è solo noia.
Prof. Camarri Cesare.
