
di Michele Interrante
Viviamo in un tempo in cui la politica sembra aver smarrito non solo la bussola, ma anche il senso del proprio esistere. Non servono discorsi pomposi o slogan urlati: basta osservare lo stato delle cose per capire che la casa è fragile e scricchiola da più parti.
Le vulnerabilità principali che attraversano il sistema politico italiano possono essere riassunte in quattro punti essenziali. Quattro crepe che, se non affrontate con serietà e rigore, rischiano di allargarsi fino a far crollare del tutto la fiducia dei cittadini.
1. L’etica smarrita – Serve un ritorno all’”eticopolitica”
Il primo nodo è morale. L’etica è diventata una parola scomoda, pronunciata con imbarazzo, quando non del tutto ignorata. Ma senza etica, la politica è solo amministrazione senz’anima, potere senza visione, comando senza legittimità. Antonio Foglio, nel suo libro “L’Eticopolitica”, propone un concetto chiave: gestire la politica con onestà intellettuale, coerenza morale e spirito di servizio, non per convenienza ma per vocazione civile.
2. L’incomunicabilità – L’arte perduta del parlare (e ascoltare)
Il secondo punto dolente è la comunicazione. Troppe conferenze stampa, troppi social e troppe parole vuote. La politica non sa più farsi capire, né si preoccupa di farlo. C’è bisogno di una comunicazione chiara, vera, fondata sui contenuti e non sulla forma. Il libro “La comunicazione politica” dello stesso Foglio è una guida utile per chi vuole rimettere in piedi un dialogo serio con il popolo. Oggi più che mai serve chiarezza e trasparenza, non linguaggio da ufficio stampa.
3. Il fallimento del gioco di squadra – L’Io al posto del Noi
Terzo problema: l’individualismo esasperato. La politica italiana è piena di solisti che vogliono il primo posto, ma non c’è orchestra. La mancanza di spirito di squadra genera frammentazione, sospetto, invidia e paralisi. “Lavoro e gioco di squadra” ci ricorda che solo uniti si può costruire qualcosa di solido, mentre divisi si resta immobili.
4. La finta organizzazione – Efficienza solo sotto elezioni
Infine, la disorganizzazione. Che però diventa improvvisamente “efficiente” quando arrivano le elezioni. In quei momenti tutto sembra funzionare: telefonate, riunioni, cartelloni, strette di mano. Ma è solo apparenza. Passato il voto, torna il caos. Serve un’organizzazione vera, permanente, strutturata, non una macchina da propaganda elettorale.
Conclusione – Una goccia di politica vera in un mare di dis-politica
Antonio Foglio, con i suoi testi, offre spunti utili a chi ha ancora il coraggio di riflettere sul ruolo della politica nella società. Il suo invito è chiaro: ripartire dall’etica, comunicare con sincerità, fare squadra, organizzarsi con metodo. Nulla di rivoluzionario in apparenza, ma profondamente rivoluzionario nella pratica.
In un’epoca di dispolitica, apolitica e antipolitica, servono voci libere, lucide e concrete.
E soprattutto, servono politici capaci di leggere, capire e – finalmente – agire.
