
di Michele Interrante
A Livorno si festeggia l’arrivo di un nuovo robot chirurgico di ultima generazione. Si chiama Versius CMR ed è già operativo presso l’ospedale cittadino. Un traguardo presentato in pompa magna dalle autorità locali, dal presidente della Regione Giani al sindaco Salvetti, passando per i vertici dell’ASL e un rappresentante di Eni, sponsor tecnico dell’operazione.
Ben venga l’innovazione. Ben vengano le tecnologie capaci di migliorare la precisione chirurgica, ridurre i tempi di degenza, le complicanze post-operatorie e, auspicabilmente, anche i costi sanitari. Non si può e non si deve rimanere fermi di fronte al progresso. Ma, da cittadini, è giusto e doveroso mantenere uno sguardo lucido e critico. Perché la tecnologia, da sola, non basta a risolvere i problemi cronici che affliggono la sanità pubblica — anche qui, a Livorno.
Il robot è un tassello, non la soluzione
L’arrivo di Versius è un buon segnale, sì. Ma da solo non può rappresentare un “salto di qualità eccezionale” per la nostra sanità, come dichiarato con entusiasmo dal sindaco. Se le sale operatorie si modernizzano, ma i reparti restano sotto organico, le liste d’attesa si allungano e i pronto soccorso faticano a gestire l’ordinario, allora qualcosa non torna.
Serve equilibrio. Serve uno sguardo complessivo, che tenga insieme tecnologia e umanità, efficienza e dignità. Perché il diritto alla salute non si misura solo in base ai robot installati, ma nella qualità dell’assistenza quotidiana che ricevono anziani, malati cronici, famiglie fragili e chi, semplicemente, ha bisogno di cure senza potersene permettere di migliori altrove.
Collaborazione pubblico-privato: occasione o rischio?
Il progetto nasce anche grazie alla collaborazione con Eni, in virtù di un protocollo firmato nel 2024. La partnership tra pubblico e privato può essere una risorsa, se ben regolata e se i benefici restano pubblici, accessibili, trasparenti. Ma deve essere chiaro: la sanità è e deve rimanere un diritto, non un servizio da sponsorizzare come un evento sportivo.
Affidarsi troppo agli sponsor per colmare i vuoti lasciati dalla politica può trasformarsi in una dipendenza pericolosa, in cui l’interesse pubblico cede spazio alla logica dell’efficienza aziendale.
La vera sfida: persone, territorio, giustizia
In fondo, ciò che serve davvero alla sanità toscana — e a quella italiana — è una riforma del sistema che rimetta al centro la persona. Che potenzi la medicina territoriale. Che riduca il peso della burocrazia. Che ascolti e valorizzi chi lavora ogni giorno dentro ospedali sempre più svuotati di risorse e pieni di pazienti.
La tecnologia non può essere una foglia di fico. Può essere un prezioso alleato, ma deve servire un progetto umano più ampio. Un progetto che non dimentichi le corsie di notte, gli ambulatori di provincia, le famiglie che attendono per mesi un esame salvavita.
Conclusione
Inaugurare un robot è un passo. Ma non si illudano i cittadini: la sanità pubblica livornese ha bisogno di molto di più. Ha bisogno di una visione, di un impegno politico quotidiano e di scelte coraggiose. La tecnologia deve servire la persona, non sostituirla.
E soprattutto, la sanità non si misura in inaugurazioni, ma nella cura reale che ogni giorno si riesce a garantire a chi bussa alle porte di un ospedale.
Pubblicato su IlPopolo.net
Articolo di Michele Interrante – Redattore, autore televisivo, cittadino impegnato per una sanità pubblica giusta, umana e diffusa.
