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di Michele Interrante
Se non fosse un affare maledettamente serio, potremmo scambiarla per una battuta riuscita di un comico americano in tournée. Invece è stata pronunciata da un uomo che potrebbe tornare a guidare la più potente nazione del mondo: “Invieremo i Patriot in Ucraina, ma pagherà l’Europa. Noi non pagheremo nulla”. Firmato: Donald J. Trump.
La notizia è stata rilanciata da ANSA e rimbalzata da Axios, e se confermata, merita non solo un’analisi, ma anche una sonora risata amara. Perché questa uscita dice tutto, non solo sulla postura internazionale degli Stati Uniti, ma anche — e soprattutto — sulla condizione penosa in cui versa l’Unione Europea: irrilevante, priva di una propria visione, e pronta a tirare fuori il portafoglio ogni volta che lo zio d’America fischia.
Siamo passati dalla difesa comune europea alla difesa “a pagamento anticipato”. Una specie di televendita bellica dove il venditore (Trump) offre sistemi d’arma sofisticati come se stesse piazzando pentole su una rete notturna, mentre il cliente (l’Europa) non osa nemmeno chiedere lo scontrino.
Ma non finisce qui. Pare che Trump voglia alzare il tiro: “Un piano armamenti aggressivo” è in arrivo, dice Axios, e comprenderebbe anche armi offensive. Tradotto: l’America decide, l’Europa paga, e i rischi aumentano. Perché qui si parla di missili a lungo raggio capaci di colpire Mosca. Una mossa che, in un clima già teso, rischia di trasformare l’Ucraina da campo di battaglia a detonatore globale.
E in tutto questo, dov’è l’Unione Europea? Dove sono i suoi leader? A compilare moduli per autorizzare i bonifici? A inviare note diplomatiche di ringraziamento al nuovo maestro del mondo libero?
Questo non è più solo servilismo politico. È la resa definitiva della sovranità europea. È il paradosso di una potenza economica che accetta di restare un’ombra sul piano geopolitico, contentandosi di pagare conti altrui pur di avere un posticino al tavolo. Una politica estera basata su “paghi tre, combatti zero”.
E mentre Trump si dichiara deluso da Putin perché “parla gentile e poi bombarda”, come se si trattasse di un vicino maleducato che prima ti offre il caffè e poi ti incendia il giardino, l’Europa resta lì, appesa ai suoi fantasmi, incapace di decidere qualcosa che non sia la percentuale del patto di stabilità o il regolamento sui sacchetti biodegradabili.
Se questa è la nuova normalità delle relazioni transatlantiche, c’è da preoccuparsi. E molto. L’Europa rischia di trasformarsi nella cassiera della guerra altrui, pagando per scelte che non controlla e per strategie che non determina. È tempo di svegliarsi, uscire dal torpore burocratico e ripensare il nostro ruolo nel mondo. Non da spettatori o da bancomat, ma da soggetti politici autonomi, fedeli ai valori umani e democratici che diciamo di voler difendere.
Altrimenti, la prossima volta, oltre ai Patriot, ci toccherà pagare anche la benzina dell’aereo di Trump. Con ricevuta fiscale, si spera.
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