
di Michele Interrante – Redattore Capo – Il Popolo
Con l’autunno alle porte e le elezioni regionali toscane sempre più vicine, la fotografia della campagna elettorale è impietosa nella sua chiarezza: Eugenio Giani è ovunque, Alessandro Tomasi quasi invisibile oltre la cerchia di Pistoia.
L’attuale governatore del centrosinistra, forte di un mandato vissuto con il piede sempre sul territorio, ha saputo costruire negli anni un profilo istituzionale solido. Volto noto, presenza costante, linguaggio diretto: Giani ha fatto della visibilità uno strumento di consenso, muovendosi tra inaugurazioni, sopralluoghi e conferenze stampa come se ogni tappa fosse campagna elettorale permanente. Il risultato? Un’identità pubblica immediatamente riconoscibile, anche nei piccoli comuni della cosiddetta “Toscana diffusa”.
Dall’altra parte, il centrodestra unito (almeno sulla carta) ha scelto il sindaco di Pistoia come sfidante: Alessandro Tomasi, amministratore serio e apprezzato in ambito locale, si trova ora davanti a un ostacolo che potrebbe rivelarsi fatale: l’anonimato politico regionale.
Non basta la buona volontà, né uno stile sobrio e pragmatico, per affermarsi in una campagna che ha bisogno di ritmo, visione e capacità di incidere nell’immaginario collettivo. Tomasi parte da zero fuori da Pistoia, e finora la sua voce sembra non essere arrivata abbastanza lontano.
Il punto è semplice: non si può vincere una competizione di questo tipo se non si esiste mediaticamente. Il consenso si costruisce anche sulla percezione, sul riconoscimento del volto, della voce, delle parole. Oggi Giani ha tutto questo, Tomasi no.
E mentre si parla di altri candidati minori, civiche incerte e sinistre residuali, la vera domanda resta: dov’è l’alternativa credibile? Dov’è un progetto politico capace di smuovere i cittadini, di chiamarli a una partecipazione che non sia solo reazione o delusione?
Il rischio è concreto: una partita senza storia, dove la continuità istituzionale passa in automatico per mancanza di concorrenti visibili. Ma la democrazia ha bisogno di dialettica, non di passerelle solitarie. Serve opposizione seria, riconoscibile, appassionata, e serve adesso.
Non si tratta solo di vincere o perdere un’elezione. Si tratta di dare alla Toscana – e a tutti i suoi cittadini – l’opportunità di scegliere consapevolmente tra proposte vere, non tra l’usato garantito e il volto sconosciuto. In una stagione politica segnata da stanchezza e sfiducia, questo sarebbe già un atto di coraggio.
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