
Di Gallina Donato
Un’ondata di interesse culturale scuote Malta: è stata lanciata una petizione che mira a conferire all’italiano lo status di lingua ufficiale, al pari dell’inglese e del maltese. L’iniziativa, promossa da cittadini italiani e maltesi, fa leva su motivazioni storiche, sociali e linguistiche per chiedere un “ritorno” istituzionale a una tradizione interrotta quasi un secolo fa. L’italiano, in vero, è stato lingua ufficiale di Malta per quasi quattro secoli, fin dal periodo dei Cavalieri di San Giovanni. Fu formalmente rimosso dallo status di lingua ufficiale nel 1934 (o 1936, secondo alcune fonti) dall’amministrazione britannica, in un momento in cui si fece forte la volontà di affermare l’inglese e il maltese come lingue di governo. Nonostante ciò, l’italiano non è mai scomparso dalla vita culturale e sociale maltese. È insegnato nelle scuole pubbliche, è presente nei media, nei rapporti turistici e commerciali, ed è compreso da una larga quota della popolazione.
La petizione Lanciata recentemente, la petizione online chiede che l’italiano venga riconosciuto come “terza lingua ufficiale” dello Stato maltese, su identici termini con maltese e inglese. Tra i dati citati da chi sostiene la proposta va sottolineato l’articolo 5 della Costituzione maltese consentirebbe la possibilità di aggiungere altre lingue ufficiali tramite legge. Circa 41,34% della popolazione sarebbe in grado di parlare correttamente l’italiano, mentre stime più ampie lo danno compreso, anche se a livello base, fino all’86%. Tuttavia, la proposta incontra alcune perplessità: è necessario un ampio consenso parlamentare per modificare lo status ufficiale delle lingue, cosa che richiederebbe una legge approvata da almeno i due terzi del Parlamento maltese. Alcuni intervistati evidenziano che, pur parlando o comprendendo l’italiano, molti lo usano solo in ambito privato o culturale, mentre l’inglese è la lingua dominante in ambito legale, educativo e amministrativo, la traduzione degli atti ufficiali, dei documenti governativi, della segnaletica, ecc., avrebbero costi non trascurabili.
Al momento, la petizione ha raccolto diverse migliaia di firme e ha attirato l’attenzione sia dei media locali che delle istituzioni culturali italiane. Non è ancora chiaro se sia imminente un dibattito parlamentare serio sulla questione. Le forze politiche, così come la popolazione, sembrano divise: vi è chi è favorevole, chi ritiene la proposta meritevole, ma difficile da realizzare, e chi è scettico riguardo le conseguenze pratiche.
G.D.

1 commento
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