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Non basta puntare il dito sui cittadini o sugli “stranieri”: serve un’assunzione di responsabilità, civile e politica.
Di Michele Interrante
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Ultimamente a Livorno ci si scandalizza per la spazzatura. Le strade piene di rifiuti fanno notizia, i video girati dai cittadini fanno il giro dei social, e c’è chi – urlando indignato – chiede “dove siamo finiti?”. Ma, a ben guardare, Livorno è così da anni. Sporca. Maltenuta. Abbandonata a se stessa.
Non è una novità. È la triste normalità.
E allora perché ci si sorprende? Forse perché è più comodo stupirsi oggi, che assumersi la responsabilità di ieri.
Si incolpano i livornesi. “Non hanno senso civico!” si dice. Poi si passa agli stranieri, colpevoli a prescindere. Eppure, accanto a questa retorica stanca e divisiva, nessuno sembra voler parlare di chi ha avuto – ed ha – il compito istituzionale di prevenire, controllare, intervenire.
Il Comune di Livorno è governato da anni da forze che si dicono “vicine al popolo”, ma che davanti al degrado fanno spallucce, o al massimo un video indignato. Un assessore grida allo scandalo perché ci sono poveri che chiedono l’elemosina davanti ai turisti. Come se la vera vergogna fosse la povertà visibile, e non l’assenza di politiche per affrontarla.
Il senso civico non nasce per decreto. Si costruisce con l’esempio, con l’educazione, con il rispetto. E soprattutto con l’azione concreta. Dove sono i controlli? Dove la pulizia delle strade? Dove il coordinamento tra Comune e partecipate?
Le persone che lasciano rifiuti in strada sbagliano. Chi sporca va sanzionato. Ma chi amministra una città e non riesce a garantire decoro, igiene, dignità, ha fallito il proprio mandato. E non può cavarsela con la solita indignazione posticcia.
Livorno ha bisogno di ordine e giustizia. Ma anche di umanità e coerenza. Non si può piangere per il turismo e poi voltarsi dall’altra parte davanti a chi vive ai margini. Non si può invocare il decoro e poi non occuparsi della manutenzione. Non si può chiedere senso civico e poi amministrare senza visione.
I cittadini non devono vergognarsi. Devono svegliarsi. E chiedere conto, democraticamente, a chi ha avuto fiducia e responsabilità. Il degrado non è solo una colpa individuale. È il riflesso di una comunità ferita, e di una politica smarrita.
È ora di cambiare. E per cambiare, bisogna partire da una verità semplice: Livorno merita di più. E i livornesi anche.
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