Tra la furia del branco e il coraggio di chi fa scudo: una riflessione sul senso dell’umanità che resiste anche negli scontri di piazza.
Alla violenza risponde la solidarietà umana.
di Camarri Cesare.
In quelle immagini di Torino che tutti abbiamo visto si manifestano e si contrappongono due volti opposti della stessa realtà: da una parte la violenza cieca ed ingiustificabile di chi colpisce un uomo a terra ed indifeso, che sta compiendo il proprio dovere di servitore dello Stato, dall’altra i valori della protezione, della solidarietà e dell’umanità incarnati dal collega che interviene per difenderlo. È il confine netto tra brutalità e senso del dovere, tra distruzione e tutela della dignità umana. Ognuno di noi deve dicidere, nella sua coscienza da che parte stare.
La cecità della violenza.
Da una parte, la scena che non vorremmo mai vedere: la violenza cieca e ingiustificabile di chi colpisce un poliziotto a terra. Un uomo indifeso, circondato, che stava compiendo il proprio dovere di servitore dello Stato. Non esiste rivendicazione politica, disagio sociale o rabbia del momento che possa giustificare l’accanimento su chi è già caduto. È il momento in cui la protesta o il caos si spogliano di ogni umanità per diventare pura brutalità, un tentativo di annientare non solo l’uniforme, ma l’uomo che la indossa.
Il baluardo dell’umanità.
Dall’altra parte di quell’inquadratura, però, emerge la luce: i valori della protezione e della solidarietà. Sono incarnati dal collega che interviene, che fa scudo col proprio corpo, che agisce per sottrarre il compagno al linciaggio. In quel gesto non c’è solo tattica operativa; c’è il senso profondo del “prendersi cura”, la tutela della dignità umana che resiste anche nell’epicentro dello scontro.
“È il confine netto tra chi sceglie la distruzione e chi sceglie la tutela; tra chi calpesta e chi protegge.”
Un appello alle coscienze.
I fatti di Torino ci dicono che non esiste una zona grigia. Davanti a quell’uomo a terra, la neutralità non è ammessa. La domanda che quelle immagini pongono non riguarda solo le forze dell’ordine o i manifestanti, ma riguarda tutti noi come cittadini:
- Vogliamo vivere in una società dove la sopraffazione è la risposta al dissenso?
- O vogliamo riconoscerci in quel senso del dovere che, pur nel pericolo, non dimentica mai l’umanità del prossimo?
Ognuno di noi è chiamato a decidere, nella propria coscienza, da che parte stare. Stare dalla parte di chi protegge non significa solo sostenere le forze di polizia, ma difendere l’idea stessa di civiltà contro la barbarie del branco.
La sicurezza di una città non si misura solo dal numero di pattuglie, ma dalla capacità della comunità di ripudiare, senza “se” e senza “ma”, gesti che offendono l’uomo e lo Stato.
