di Camarri Cesare.
La vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon ci emoziona, ci riempie di soddisfazione, ma ci offre anche uno spunto profondo per riflettere come cristiani. Dietro il gesto atletico, dietro i colpi potenti e la compostezza del campione, si nasconde un percorso umano che richiama quello della fede: lungo, silenzioso, fatto di cadute e risalite, di solitudine e di fiducia, di tenacia e di speranza.
Sinner non è un grande atleta improvvisato. La sua ascesa è stata discreta, mai urlata, nutrita di sacrifici quotidiani e di un’umiltà rara in un mondo che spesso premia l’arroganza. Ha saputo aspettare il tempo giusto, maturare passo dopo passo, senza bruciare le tappe. Questo atteggiamento richiama da vicino l’insegnamento evangelico: chi vuole raggiungere gli obiettivi desiderati, deve prima imparare a servire; chi desidera vincere, deve prima imparare a perdere con dignità.
Ogni cristiano è chiamato a vivere la propria vocazione con la stessa pazienza e determinazione. Non esistono scorciatoie per la fede vera, come non esistono scorciatoie per un trofeo a Wimbledon. E proprio come in una partita di tennis, anche nella vita spirituale ci sono momenti in cui tutto sembra perduto, in cui il cuore vorrebbe mollare. Ma chi si affida, chi crede, chi lotta con perseveranza, alla fine raccoglie un frutto che nessuno potrà togliergli.
Come scrive San Paolo:
«Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede»
(2 Timoteo 4,7).
Sinner ha vinto, ma non ha gridato. Ha gioito con misura, senza dimenticare da dove viene. Anche questo è un insegnamento: il cristiano, quando riceve una grazia o raggiunge una meta, non si esalta, ma rende grazie. Sa che ogni traguardo è dono di Dio, ogni successo è responsabilità.
E allora, guardando a questo giovane campione, possiamo riscoprire che la vittoria vera, per noi credenti, non è quella dei riflettori, ma quella che si conquista ogni giorno, nel segreto della coscienza, rimanendo fedeli alla propria chiamata, lottando il buon combattimento della fede, con la pace nel cuore e lo sguardo rivolto al cielo.
Prof. Camarri Cesare.
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