Accendiamo zucche vuote e spento la luce del Vangelo: è tempo di ritrovare il senso delle nostre radici.
Halloween: la notte che celebra il vuoto, l’oscurità e l’imitazione.
di Cesare Camarri.
Il 31 ottobre è diventato anche in Italia il palcoscenico di una festa che non ci appartiene. Maschere, zucche illuminate, ragnatele finte e scheletri sorridenti popolano vie e locali, in un tripudio di colori e immagini macabre. È Halloween, la notte più spaventosa dell’anno, che però spaventa non tanto per i suoi mostri, quanto per ciò che rivela di noi: una società che rincorre l’imitazione e dimentica la propria identità.
Nata da riti celtici e trasformata dall’industria americana in un fenomeno di massa, Halloween è arrivata fino a noi sospinta dal mercato globale e dai media. In pochi anni ha sostituito, nell’immaginario collettivo, il significato profondo della vigilia di Tutti i Santi e della Commemorazione dei Defunti. Dove un tempo si accendevano ceri e preghiere, oggi si accendono zucche vuote.
Il simbolismo è potente: una luce senz’anima che rischia di sostituire la fiamma della fede e della memoria.
Abbiamo scambiato l’oscurità per festa e dimenticato la luce dei Santi. Rinasca la fede che illumina l’anima.
Non è solo questione di religione, ma di cultura. Le feste popolari sono il linguaggio con cui una civiltà racconta se stessa: nei riti, nei colori, nei gesti si custodiscono secoli di storia e di valori. Importare modelli estranei non significa aprirsi al mondo, ma spesso consumare la propria identità nel nome dell’effimero.
In nome del divertimento innocente, abbandoniamo la profondità per la superficie, la speranza per la paura, la comunione per l’individualismo del travestimento.
I bambini e i ragazzi che bussano alle porte per il “dolcetto o scherzetto” sono l’immagine di una generazione cresciuta più sulle icone di Hollywood che sulla sapienza delle nonne. Ma non è colpa loro: siamo noi adulti che abbiamo smesso di raccontare le nostre storie, di trasmettere il senso del 1° novembre come festa della vita eterna, della vittoria della luce sulle tenebre.
Halloween riflette la crisi spirituale del nostro tempo: ritrovare la luce del Vangelo è l’unica via per non perdere noi stessi.
Halloween non è il male. È, piuttosto, lo specchio di un vuoto culturale e spirituale. Ci ricorda che quando una società smette di credere in qualcosa, finisce per travestirsi di tutto.
Il vero antidoto non è la condanna, ma la consapevolezza: riscoprire le nostre tradizioni, educare alla bellezza del ricordo, alla speranza che nasce dalla fede e alla comunione con chi ci ha preceduti.
In un tempo di maschere e di apparenze, servono volti veri, uomini e donne di “buona volonta”.
E la notte del 31 ottobre potrà tornare a essere — per chi lo vuole — non la celebrazione dell’oscurità, ma la vigilia della luce.
Prof. Camarri Cesare.
