Uniti nel nome della dignità umana, Papa Leone XIV e il Presidente Mattarella lanciano da Roma un appello per sconfiggere la fame e restituire speranza ai popoli dimenticati.
Alla FAO la voce della Chiesa e dello Stato italiano si fa una sola: nessun progresso è autentico se milioni di esseri umani restano senza pane.
di Camarri Cesare.
La sede della FAO a Roma è tornata oggi al centro della scena mondiale.
Papa Leone XIV e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno condiviso, dinanzi ai rappresentanti delle Nazioni, un appello potente e universale: porre fine alla fame nel mondo come priorità assoluta dell’umanità.
Il Pontefice ha parlato con parole che risuonano come una chiamata morale: “Non possiamo accettare che l’indifferenza sia la lingua globale di fronte a chi muore di fame. La guerra alla fame è la sola guerra giusta.”
Ha invocato una conversione economica e culturale, ricordando che la fame non è una fatalità, ma la conseguenza diretta dell’egoismo e dell’ingiustizia.
Il Presidente Mattarella, nel suo intervento, ha riconosciuto la profonda sintonia con il messaggio del Papa, sottolineando che la lotta contro la fame è una questione di civiltà.
“Ogni bambino che non mangia, ogni famiglia che vive nell’insicurezza alimentare – ha detto – rappresenta una ferita aperta alla democrazia globale e alla coscienza di ciascuno di noi.”
Insieme, i due leader hanno trasformato la tribuna della FAO in un luogo di coscienza e speranza, rilanciando l’idea che il nutrimento non è solo un diritto dell’uomo, ma segno concreto di fraternità universale.
Il mondo, oggi più che mai, ha bisogno della alleanza tra etica e responsabilità istituzionale.
La “guerra alla fame” lanciata da Papa Leone XIV, e condivisa da Mattarella, è il manifesto di un nuovo umanesimo della solidarietà, che pone la persona al centro di ogni politica e di ogni economia.
Prof. Camarri Cesare.
