
Il 2 novembre: la luce della memoria e la fede nella vita eterna.
La vita non si spegne: si raccoglie in Dio.
di Camarri Cesare
La consapevolezza escatologica: indica il fine ultimo dell’uomo.
Nel giorno della Commemorazione dei Defunti, la Chiesa non invita solo a ricordare i morti, ma a rammentare il fine della vita. La consapevolezza escatologica — dal greco eschaton, “le cose ultime” è la coscienza viva che la nostra esistenza terrena non si esaurisce nel tempo, ma tende all’eternità.
Essa è lo sguardo che vede oltre la soglia, la prospettiva che riporta senso alle scelte del presente.
L’escotologia come speranza per un mondo smarrito. In una società che ha perso il senso dell’oltre, l’annuncio escatologico è liberante: dice all’uomo che la vita non è un caso, che la morte non è un abisso, che il dolore non è inutile.
La commemorazione dei defunti, allora, non è solo memoria dei morti: è profezia di vita, dichiarazione di fede nella vittoria dell’eterno sul tempo, dello spirito sulla materia, dell’amore sulla dissoluzione.
“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà.”
(Giovanni 11,25)
Edonismo e la rimozione della morte: l’uomo che non pensa di morire.
L’escatologia si contrappone all’edonismo. L’accostamento “edonismo e morte” tocca uno dei punti più alti e dimenticati spunti della riflessione spirituale moderna: il rifiuto della finitezza dell’uomo, la fuga dalla morte come cifra dell’epoca materialistica che si propone di vivere con il massimo godimento e benessere il presente.
Viviamo in una civiltà che desidera cancellare la parola “morte” dal proprio vocabolario quotidiano. La società mondana contemporanea usa una terminologia particolare nell’indicare l’uomo che muore utilizzando termini come: “scompare”, “ci lascia”, “non è più con noi”. Dietro questi eufemismi si nasconde la paura più profonda: quella di guardare in faccia la morte ed il suo significato.
L’edonismo moderno (il culto del piacere, dell’apparenza, del benessere immediato) nasce proprio da questa rimozione del limite. L’uomo edonista non vuole pensare alla morte perché non vuole smettere di godere; non vuole pensare al domani perché ogni giorno è consumato come un assoluto.La morte diventa l’unica vera “pietra di scandalo” in una cultura materialistica che promette: eterna giovinezza, salute e bellezza artificiale.
Eppure, proprio questo rifiuto genera la più grande delle angosce. Chi rimuove la morte finisce per perdere anche la vita attuale, perché non ne conosce più il senso, nè smarrisce il significato ed il fine. Senza un orizzonte ultimo, l’esistenza diventa frammento, accumulo, rincorsa di emozioni che non saziano mai. L’edonismo non libera dall’angoscia della morte: la “nasconde” sotto strati di consumo, rumore e distrazione.
La saggezza e la fede cristiana, invece, insegnano l’opposto: guardare la morte negli occhi in modo diretto per imparare a vivere.
Non con disperazione, ma con speranza che proviene dalla fede. Perché chi riconosce il proprio limite, scopre anche la grandezza di Dio; chi accetta la propria finitezza, entra nella logica dell’eterno.
La memoria dei defunti diventa allora un “gesto rivoluzionario“ in un mondo che ha paura del silenzio e che nasconde la morte, che intende godere al meglio la vita presente, rinunciando al futuro.
Accendere una candela, visitare una tomba, pronunciare il nome amato di un caro che è deceduto: sono atti di “resistenza spirituale” contro la cultura mondana che trasforma tutto in consumo e spettacolo alla ricerca del massimo godimento dell’esistenza attuale. Sono il modo più umano e più vero per dire:
“La vita non è piacere, è dono; non è possesso, è cammino; non è fuggire la morte, ma attraversarla per rinascere in Dio.”
Prof. Camarri Cesare.

1 commento
Ottimo pezzo, che finalmente riporta alla verità delle tradizioni , delle nostre tradizioni cristiane , così belle e di cui dovremmo essere orgogliosi. Complimenti all’autore ed alla Redazione.