Di Gallina Donato
Oggi 26 novembre 2025 ricorre il centenario della messa al bando della Massoneria, l’Italia
torna a riflettere su uno degli atti più significativi con cui il regime fascista consolidò il proprio
potere. Il 26 novembre 1925, infatti, il Governo Mussolini approvò il decreto che dichiarava sciolte
tutte le logge massoniche del Regno, vietando le associazioni segrete e autorizzando il sequestro di
sedi, archivi e documenti. Il provvedimento giungeva in una fase cruciale della costruzione della
dittatura: nel giro di pochi mesi, il regime aveva già colpito stampa, opposizione parlamentare e
libertà associativa. Colpire la Massoneria significò per Mussolini eliminare uno degli ultimi centri
autonomi di potere, spesso composto da professionisti, funzionari statali, ufficiali e personalità della
cultura e dell’amministrazione pubblica.
Gli storici ricordano che il decreto non ebbe solo una portata simbolica. Le logge massoniche
vennero realmente chiuse, i loro archivi sequestrati e molti affiliati subirono pesanti conseguenze
professionali e politiche. L’operazione venne presentata come un atto di “moralizzazione” e
“trasparenza”, ma nella realtà rappresentò un passo decisivo nella soppressione delle libertà civili
e nella subordinazione totale della società al potere del Partito Nazionale Fascista, con gravi
ripercussioni per gli iscritti, spesso il prezzo fu la vita nei campi di concentramento. A distanza di
un secolo, il bando del 1925 viene analizzato anche alla luce del presente. Gli studiosi sottolineano
come quel decreto fu parte integrante del processo di “normalizzazione autoritaria” che caratterizzò
il fascismo, e come la soppressione di spazi associativi indipendenti sia spesso un tratto comune dei
regimi illiberali. Nel 2025, la Massoneria italiana opera liberamente, nel rispetto della Costituzione
repubblicana che tutela il diritto all’associazione, purché non segreta e non contraria
all’ordinamento democratico. Diversi convegni e iniziative culturali sono oggi dedicati a
ripercorrere le vicende del 1925, con l’intento di restituire complessità a un capitolo di storia spesso
semplificato o relegato nelle pieghe della memoria nazionale.
Il centenario diventa così occasione per riaffermare l’importanza della libertà associativa e del
pluralismo democratico, principi che la Costituzione del 1948 pose al centro della rinascita civile
del Paese dopo la caduta del regime.
G.D.
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