Di Gallina donato
Il caso scuote la comunità. Il feretro resta fuori dalla chiesa di San Marco. La Diocesi richiama le norme della Chiesa, mentre dal Grande Oriente d’Italia arriva la critica: «Davanti alla morte gli steccati dovrebbero cadere»
CAMPOROSSO (Imperia) – Doveva essere un funerale religioso come tanti altri. La chiesa di San Marco Evangelista era pronta ad accogliere il feretro di Mario Tarducci, 73 anni, ma all’ora fissata per le esequie la celebrazione non ha avuto luogo. La decisione è arrivata dalla Diocesi di Ventimiglia-Sanremo dopo che il vescovo, monsignor Antonio Suetta, ha appreso dell’appartenenza del defunto alla Massoneria. Tarducci, secondo quanto riferito dalle cronache e dalla Diocesi, aveva ricoperto anche l’incarico di maestro venerabile della loggia Mimosa n. 985 di Bordighera. La circostanza sarebbe emersa quando le esequie erano già state programmate. La presenza di riferimenti alla loggia nei manifesti funebri avrebbe contribuito a far emergere la questione.
Il vescovo Suetta ha quindi disposto la sospensione delle esequie ecclesiastiche. La Diocesi ha spiegato la decisione richiamando la disciplina della Chiesa cattolica relativa alle esequie di persone appartenenti alla Massoneria. Il riferimento è al canone 1184 del Codice di diritto canonico, che prevede, in determinate circostanze, la possibilità di negare le esequie ecclesiastiche quando la celebrazione potrebbe creare scandalo pubblico. La decisione ha provocato sconcerto tra le numerose persone presenti a Camporosso per l’ultimo saluto. Il feretro non è entrato in chiesa ed è rimasto all’esterno, mentre sul sagrato si sono svolti momenti di preghiera e sono intervenuti anche familiari e conoscenti del defunto. Successivamente si è proceduto con la cerimonia civile.
La vicenda ha rapidamente superato i confini della comunità locale, riportando al centro del dibattito il rapporto, storicamente controverso, tra Chiesa cattolica e Massoneria. La decisione del vescovo è stata contestata dal Grande Oriente d’Italia. Il Gran Maestro Antonio Seminario ha espresso rammarico per quanto accaduto, sostenendo che la contrapposizione tra appartenenza massonica e fede religiosa non dovrebbe tradursi, davanti alla morte, in una negazione del momento delle esequie.
Il caso di Camporosso si inserisce così in un tema più ampio e delicato: da una parte la Chiesa rivendica il diritto di applicare le proprie norme canoniche e di tutelare la coerenza con la propria dottrina; dall’altra la Massoneria considera la decisione una forma di esclusione che, secondo i suoi La vicenda di Mario Tarducci riapre dunque una questione che in Italia continua a suscitare interrogativi: quanto può incidere l’appartenenza a un’organizzazione sulla possibilità di ricevere un funerale religioso?
Per la Diocesi non si tratta di un giudizio sulla persona, ma dell’applicazione delle norme ecclesiastiche alla luce dell’appartenenza massonica resa nota in prossimità delle esequie. Per i rappresentanti della Massoneria, invece, la morte dovrebbe rappresentare il momento nel quale le contrapposizioni ideologiche e istituzionali vengono meno.
A Camporosso, intanto, resta l’immagine di una bara rimasta davanti alla chiesa e di una comunità divisa tra rispetto per le disposizioni della Chiesa, dolore dei familiari e interrogativi su una scelta che ha trasformato un funerale in un caso nazionale.
G.D.


