Identità, speranza e missione: i giovani accolgono la sfida del Vangelo nella società.
di Camarri Cesare.

“Questa è la gioventù del Papa” – il grido corale che si leva da migliaia di giovani in questo Giubileo della Gioventù 2025 – non è un semplice slogan. È un’affermazione d’identità, un’appartenenza affettiva e profonda, ma anche una dichiarazione di responsabilità ecclesiale. È una frase che merita una riflessione seria e radicata nella visione che la Chiesa ha dei giovani, specialmente alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa e del magistero recente.
Gridare “questa è la gioventù del Papa” è, anzitutto, una scelta di comunione. In un tempo in cui l’autorità è spesso messa in discussione, i giovani affermano pubblicamente la loro fiducia nel Papa come padre, pastore e guida. Non un’adesione ideologica o di parte, ma una proclamazione di amore per la Chiesa universale, della quale il Papa è segno visibile di unità.
In questo senso, è anche una testimonianza di fedeltà a Cristo, perché – come ha detto Benedetto XVI – “non si può amare Cristo senza amare la Chiesa”. E in un’epoca segnata da smarrimento, delusioni istituzionali e crisi di senso, questi giovani affermano che vale ancora la pena credere in un’istituzione viva, animata dallo Spirito.
Questa espressione non è solo identitaria, è vocazionale. È come se dicesse: “siamo qui, pronti a costruire la Chiesa con te, Santo Padre. Non vogliamo restare spettatori. Siamo la tua gioventù perché vogliamo condividere la tua missione.”
Il Papa non è semplicemente un simbolo: è colui che più di ogni altro oggi incarna la chiamata all’uscita, al servizio, alla fraternità, alla giustizia sociale, al coraggio della pace. Dunque essere “del Papa” significa assumere su di sé lo stile evangelico che il Papa propone e vive. È una chiamata a incarnare i grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa nella concretezza della vita quotidiana: la cura del creato, la lotta contro la povertà, la difesa della dignità umana, la solidarietà universale.
“Questa è la gioventù del Papa” è anche un atto di speranza generazionale. Significa: “non siamo la generazione perduta, dispersa, liquida. Siamo la generazione della speranza”. È una speranza che non nasce dal successo o dal potere, ma dalla verità del Vangelo. In un mondo che relativizza tutto, i giovani affermano che ci sono valori per cui vale la pena vivere, amare, lottare: la pace, la giustizia, la misericordia, la santità.
La Dottrina Sociale della Chiesa non è lontana da questa visione: è il tentativo coerente di pensare una società giusta a partire da questi valori non negoziabili. I giovani lo gridano con le loro voci e lo vogliono testimoniare con le loro scelte: essere del Papa significa credere in un mondo diverso, più umano, più solidale, più vero.
Ma questa affermazione comporta anche una grande sfida: essere davvero “la gioventù del Papa” non solo quando si canta in piazza, ma quando si torna a casa. Nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie, nella politica, nel volontariato, nella rete. La vera gioventù del Papa è quella che prega, che studia, che si informa, che serve, che combatte ogni ingiustizia.
In questo senso, è giusto chiedersi: cosa vuol dire oggi essere del Papa? Significa essere cristiani integrali, innamorati di Cristo e fedeli alla Chiesa, testimoni di misericordia, costruttori di ponti, nemici della guerra e dell’indifferenza. Significa portare la croce con gioia e mettersi al servizio dell’altro, senza farsi ingannare dalle scorciatoie del potere o dalle seduzioni del mondo.
Che il Giubileo dei Giovani 2025 sia allora memoria viva di questo grido, ma soprattutto inizio di un cammino nuovo, in cui ogni giovane possa davvero diventare voce viva del Vangelo, protagonista della storia, cuore pensante della Chiesa e artefice di un mondo rinnovato alla luce della Dottrina Sociale e dell’amore di Cristo.
Prof. Camarri Cesare4.
Presidente Associazione Etica e Valori Cristiani.
FIDES SPES CARITAS


