
di Gallina Donato
Con il ritorno dell’ora solare, che ogni anno riporta le lancette indietro di sessanta minuti alla fine di ottobre, si riaccende il dibattito su ritmi naturali, energia e tradizione. Ma pochi sanno che, prima dell’introduzione dell’orario moderno, in Italia si seguiva un sistema tutto diverso: l’orario italico, scandito non dal sorgere ma dal tramonto del Sole. L’orario italico, in uso fino all’Ottocento in gran parte della penisola, fissava la mezzanotte moderna al tramonto: le 24 ore del giorno cominciavano quando il Sole spariva all’orizzonte. Ogni giorno, dunque, il “mezzogiorno italico” variava, seguendo il ciclo naturale della luce e delle stagioni. Gli orologi delle torri civiche e dei campanili erano regolati su questo ritmo, e gli artigiani, i contadini e persino le autorità ecclesiastiche organizzavano la vita quotidiana secondo l’ “ora di sera”. In alcune città, come Venezia e Firenze, il sistema resistette fino all’unificazione d’Italia.
Con l’avvento delle ferrovie e del telegrafo, la necessità di un tempo uniforme divenne impellente. Così, nella seconda metà dell’Ottocento, l’Italia adottò l’orario solare, basato sul meridiano di Roma e poi, nel 1893, su quello di Monte Mario, corrispondente all’ora dell’Europa Centrale.
L’orario solare, a differenza di quello italico, parte da mezzanotte e segue un calcolo astronomico standardizzato, uguale in tutto il Paese. È il tempo “scientifico” che conosciamo oggi. Nel Novecento arrivò un’ulteriore rivoluzione: l’ora legale, introdotta per sfruttare meglio la luce naturale e risparmiare energia. Oggi, due volte l’anno, spostiamo le lancette avanti o indietro, alternando ora legale e ora solare. Ma il gesto che ripetiamo ogni autunno è, in un certo senso, l’erede lontano di quelle antiche abitudini contadine: il desiderio di armonizzare la vita quotidiana con i ritmi del Sole.
L’orario italico non era solo un modo di contare le ore, ma un riflesso della cultura e del rapporto dell’uomo con la natura. Oggi, in un’epoca dominata dagli orologi atomici e dai fusi orari globali, ricordare quel sistema “dal tramonto all’alba” ci invita a riscoprire un tempo più umano, meno uniforme, più legato ai cicli della Terra, dell’uomo, dell’alba, del tramonto, della vita.
G.D.
