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Di Michele Interrante
Viviamo nell’era della comunicazione globale, della conoscenza a portata di clic, delle infinite possibilità di informarsi… eppure assistiamo quotidianamente a un fenomeno tanto diffuso quanto sconcertante: il rincoglionimento umano. Sì, proprio così. Non è una diagnosi medica, ma un fatto sociale e culturale che merita attenzione, se non altro per spirito di sopravvivenza collettiva.
Cos’è il rincoglionimento?
È quella condizione mentale – diffusa e persistente – in cui una persona, spesso anche colta o in apparenza lucida, inizia a credere, ripetere e difendere corbellerie colossali come se fossero verità assolute. Si va dalle teorie complottiste alle cure miracolose, dai “lo dice internet” ai “me l’ha detto mio cugino”, fino ai grandi classici: “si stava meglio quando si stava peggio” o “tanto sono tutti uguali”.

Una volta poteva essere il frutto dell’ignoranza, oggi è spesso una scelta. Volontaria, cocciuta e talvolta persino orgogliosa.
Le cause profonde
Il rincoglionimento non nasce dal nulla. Ha radici che affondano in diverse crisi:
Crisi educativa: Si è smarrito il valore della scuola come palestra di spirito critico. Oggi conta di più un reel virale di 15 secondi che un libro letto con fatica.
Crisi di fiducia: Le istituzioni, i media e persino la scienza, hanno perso credibilità. Così, l’alternativa diventa… il bar sotto casa o un canale Telegram gestito da uno con l’avatar di un gatto.
Crisi valoriale: L’individualismo ha sostituito il bene comune, l’apparenza ha surclassato la sostanza. E chi urla di più vince, anche se dice sciocchezze cosmiche.
Crisi del tempo: Tutti hanno fretta, nessuno approfondisce. E allora si crede alla prima cosa che arriva, purché sia semplice, emozionante o scandalosa.
Il gusto perverso di crederci davvero
Non basta farsi abbindolare. Il vero dramma (e qui viene il tocco tragicomico) è che chi cade vittima delle corbellerie poi le ripete, le difende a spada tratta e guarda con commiserazione chi prova a ragionare. Come se il buon senso fosse diventato un difetto, e la razionalità un problema da correggere.
È un meccanismo che dà anche piacere: sentirsi parte di un “noi contro tutti”, avere una “verità segreta” che gli altri ignorano, sentirsi speciali solo per aver creduto a qualcosa che nessuno con due neuroni in connessione prenderebbe sul serio.
Come se ne esce?
Serve un vaccino. Non uno biologico, ma culturale:
educazione al pensiero critico fin dalle elementari,
riabilitazione della fatica come strumento di comprensione,
valorizzazione della verità anche quando è scomoda,
e soprattutto… una buona dose di autoironia. Perché chi non sa ridere delle proprie stupidaggini, è destinato a ripeterle.
E noi, che ci ostiniamo ancora a ragionare, a dubitare, a cercare fonti e riscontri, non dobbiamo scoraggiarci. Dobbiamo tenere accesa la fiammella del discernimento. Anche se spesso ci sentiamo come l’ultima candela accesa in un magazzino pieno di petardi accesi.
Conclusione:
Il rincoglionimento umano non è inevitabile. È una scelta. Una pigrizia della mente, un’abdicazione della responsabilità. Ma se torniamo ad allenare il cervello e a nutrirlo con pensieri veri, allora forse – con un po’ di impegno e un sorriso disincantato – possiamo ancora

