
di Michele Interrante – Redattore per la Toscana, IlPopolo.net
In Toscana si lavora ogni giorno per costruire percorsi di autonomia e dignità per le persone con disabilità. Si tratta di progetti concreti, pensati per garantire un futuro a chi ha più bisogno, anche quando i genitori o i familiari non potranno più esserci. È questo il senso profondo del “Dopo di noi”, una legge nata quasi dieci anni fa per rispondere a una domanda semplice e universale: che ne sarà di nostro figlio quando non ci saremo più?
Ma mentre nei territori si sperimenta, si innova e si costruisce, da Roma arrivano tagli che suonano come uno schiaffo. L’allarme lanciato dall’assessora regionale Serena Spinelli durante un’iniziativa tenutasi a Palazzo Strozzi Sacrati è chiaro: il governo ha ridotto di 4 milioni di euro il fondo nazionale destinato al “Dopo di noi”, portandolo da 76 a 72 milioni. La Toscana, una delle regioni più attive e virtuose sul tema, rischia di perdere fino a 600mila euro nel biennio 2024-2025.
Sono tagli che mettono in discussione interventi già avviati, progetti abitativi, percorsi educativi, supporti fondamentali per le famiglie. E tutto questo accade mentre i rappresentanti delle istituzioni, del terzo settore, del volontariato raccontano con orgoglio i risultati raggiunti, le storie positive, le esperienze di coabitazione, di autonomia, di integrazione sociale.
In Toscana, oggi, oltre 1300 persone sono coinvolte nei progetti “Dopo di noi”. Più di 100 appartamenti sono stati attivati per sperimentare forme di convivenza che mettono al centro la persona, e circa 200 persone vivono già in soluzioni di residenzialità stabile. Sono numeri che raccontano un impegno vero, quotidiano, fatto di lavoro in rete, di prossimità, di fiducia.
Fondamentale è stato e continua a essere il ruolo del terzo settore: oltre 130 organizzazioni collaborano con gli enti pubblici per realizzare questi percorsi. Una rete viva, umana, concreta. Eppure, anche questa rete rischia di cedere se lo Stato si ritira. L’85% dei progetti attivi oggi è cofinanziato da altri soggetti oltre al fondo statale. Ma senza un sostegno nazionale stabile, equo e coerente, si rischia di spezzare questo legame.
Tagliare sui percorsi di autonomia delle persone con disabilità non è solo un errore tecnico: è una scelta che pesa sulla coscienza del Paese. È un messaggio sbagliato, che dice alle famiglie: arrangiatevi. Che dice ai più fragili: non siete una priorità. E noi non possiamo accettarlo.
La politica deve tornare a occuparsi delle persone reali, dei loro bisogni e delle loro paure. Deve scegliere da che parte stare. E noi, come Democrazia Cristiana, stiamo dalla parte di chi non ha voce, dalla parte delle famiglie, dei genitori che chiedono solo un futuro possibile per i loro figli. Dalla parte dei diritti fondamentali, che non si possono comprimere in nome del bilancio.
Perché la civiltà di un popolo si misura da come tratta i suoi membri più fragili. E noi, questo, non dobbiamo mai dimenticarlo.
Michele Interrante
Redattore per la Toscana – IlPopolo.net
