
By Michele Interrante
Una svolta silenziosa ma epocale che parla di dignità, inclusione e giustizia sociale
Dal prossimo 28 giugno l’Unione Europea compie un passo importante verso una società più giusta e inclusiva. Entra infatti in vigore anche in Italia il European Accessibility Act, una direttiva che impone a tutti i fornitori di servizi digitali l’obbligo di renderli accessibili anche a chi ha disabilità.
Non si tratta di un dettaglio tecnico né di un nuovo adempimento burocratico. È un cambiamento culturale profondo, che riconosce un principio fondamentale: la tecnologia deve servire tutti, non solo chi ha più dimestichezza o meno ostacoli.
Bancomat, e-commerce, app e servizi pubblici: tutto dovrà essere accessibile
La direttiva UE 2019/882 non fa sconti: coinvolge bancomat, app bancarie, siti per lo shopping online, e-book, sistemi di prenotazione, sportelli digitali della pubblica amministrazione. Chi offre un servizio digitale rivolto al pubblico dovrà garantire che sia utilizzabile anche da persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive.
Non si parla più di “favori” o “accorgimenti”, ma di diritti. L’accessibilità diventa lo standard, non l’eccezione.
Escluse solo le microimprese. Ma il principio resta: nessuno escluso
Tutte le imprese – escluse solo le microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato sotto i 2 milioni – dovranno adeguarsi. Le piccole e medie imprese potranno chiedere un’esenzione solo in casi documentati di gravi difficoltà economiche o tecniche. Ma la direzione è tracciata: il digitale non può più permettersi di essere discriminatorio.
Non basta “fare il sito”: servono regole chiare e rispetto delle persone
La normativa impone il rispetto degli standard WCAG 2.1 (livello AA): compatibilità con screen reader per chi non vede, testi descrittivi per le immagini, colori ad alto contrasto per i daltonici, navigazione semplificata anche per chi non può usare il mouse.
Ogni scelta tecnica dovrà avere un obiettivo umano: permettere a tutti di usare la tecnologia con dignità, autonomia e sicurezza.
Tempi certi e multe salate per chi fa finta di niente
I nuovi servizi digitali dovranno essere accessibili da subito. Per quelli già in uso, c’è tempo fino al 2030. Ma le sanzioni per chi non si adegua sono già pronte: da 5.000 a 40.000 euro, con multe aggiuntive fino a 30.000 euro in caso di ostacoli ai controlli. Per le grandi aziende, le autorità potranno calcolare la sanzione anche in base al fatturato (fino al 5%).
A vigilare sarà l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che offrirà strumenti di autovalutazione e linee guida operative.
Tecnologia per tutti: non è un’opzione, è una questione di civiltà
Questa norma ci ricorda che non può esserci innovazione vera se non è per tutti. Non è solo questione di leggi: è una sfida morale. È il riconoscimento che ogni persona ha diritto ad accedere ai servizi digitali senza dipendere dagli altri, senza sentirsi esclusa.
Per questo non possiamo limitarci a subire la direttiva come un obbligo, ma dobbiamo accoglierla come un’occasione per costruire un’Italia migliore. Un Paese dove il progresso non schiaccia i più fragili, ma li accompagna con rispetto e solidarietà.
Perché – come ci insegna la migliore tradizione umanistica e cristiana – nessuna tecnologia può dirsi giusta, se lascia qualcuno indietro.
