Ricostruire la Democrazia Cristiana non è nostalgia, ma una risposta alla crisi della rappresentanza e alla perdita di senso della politica.
La battaglia del Prof. Avv. Vincenzo Di Sirio per l’eredità politica di Aldo Moro.
di Camarri Cesare.
Nel panorama politico italiano, segnato da leadership effimere, personalismi esasperati e da una cronica incapacità di visione strategica, l’iniziativa del Prof. Avv. Vincenzo Di Sirio si distingue per chiarezza di obiettivi e profondità culturale. La sua azione per la rinascita dell’autentica Democrazia Cristiana non è un’operazione simbolica né un esercizio nostalgico, ma una presa di posizione politica netta contro il progressivo svuotamento della democrazia rappresentativa.
Forte di un curriculum culturale e professionale di altissimo livello, Di Sirio si colloca consapevolmente nella tradizione dei grandi costruttori della democrazia italiana: Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Non ne richiama i nomi per evocazione retorica, ma ne assume il metodo: centralità della persona, primato della politica sull’economia e sulla forza, rifiuto della logica amico–nemico come criterio di governo.
La Democrazia Cristiana, nella visione di Di Sirio, non fu un semplice partito del Novecento, ma una struttura portante della Repubblica. La sua dissoluzione ha lasciato il Paese privo di una cultura di governo capace di mediare, includere e garantire stabilità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: instabilità cronica, frammentazione politica, crescente distanza tra cittadini e istituzioni, subalternità della politica a interessi finanziari, tecnocratici o ideologici.
Al centro dell’azione di Di Sirio vi è il recupero dell’eredità politica di Aldo Moro, figura che più di ogni altra ha incarnato l’idea di una democrazia matura, fondata sul dialogo e sull’allargamento della partecipazione. Moro non fu ucciso solo perché uomo di governo, ma perché portatore di una visione autonoma della politica, capace di sottrarre il Paese alla radicalizzazione permanente. Difendere oggi quella visione significa rimettere in discussione l’attuale sistema politico, fondato sullo scontro e sulla delegittimazione reciproca.
L’impegno di Di Sirio si muove esattamente in questa direzione: ricostruire una cultura politica cristiano-democratica come alternativa reale alle nuove “religioni politiche” del nostro tempo, che si nutrono di paura, conflitto e semplificazione. Populismi, sovranismi e tecnicismi senz’anima hanno in comune un tratto fondamentale: la rinuncia alla mediazione come valore politico. È qui che la proposta di Di Sirio si fa radicalmente controcorrente.
Nella sua impostazione, la pace non è un tema etico accessorio, ma una scelta politica strutturale. Dove la politica abdica a questo compito, prevalgono la forza, il mercato o la violenza. La Democrazia Cristiana dei Padri fondatori seppe garantire all’Italia decenni di pace sociale e di credibilità internazionale proprio perché fondata su questa consapevolezza. Di Sirio intende rimettere questo patrimonio al centro del dibattito pubblico.
Contro la politica ridotta a propaganda e gestione del potere, il Prof. Avv. Vincenzo Di Sirio rivendica la necessità di ricostruire una Democrazia Cristiana autentica, fondata sulla persona, sulla mediazione e sulla pace come scelta politica strutturale.
La sua iniziativa interpella direttamente la classe dirigente attuale: è ancora possibile governare una democrazia complessa senza una cultura politica fondata sulla responsabilità, sulla mediazione e sul senso del limite? L’esperienza degli ultimi decenni dimostra che la risposta è negativa.
Per questo la proposta di Di Sirio non riguarda solo il passato della Democrazia Cristiana, ma il futuro stesso della democrazia italiana. O si ricostruisce una forza politica capace di unire, governare e costruire pace, oppure il sistema continuerà a produrre instabilità, conflitti e declino. In questa alternativa netta si colloca oggi la sua battaglia politica.
Convegno a Grosseto sulla Dottrina Sociale della Chiesa.
In questa linea di impegno concreto si colloca anche l’iniziativa promossa da Di Sirio a Grosseto, dedicata alla Dottrina Sociale della Chiesa e al ruolo dei cattolici nella vita politica. Non un convegno celebrativo, ma un momento di riflessione e di rilancio, volto a riaffermare che la partecipazione dei cattolici alla politica non è opzionale né delegabile, ma parte integrante della responsabilità civile. In un tempo in cui la politica appare sempre più priva di fondamenti etici e di visione, Di Sirio richiama la Dottrina Sociale della Chiesa come bussola per l’azione pubblica: centralità della persona, bene comune, sussidiarietà, solidarietà e pace come criteri di governo. L’evento di Grosseto rappresenta così un passaggio significativo di un percorso più ampio, che mira a ricostruire una cultura cristiano-democratica capace di formare classe dirigente e di restituire alla politica la sua funzione più alta.
Incontro con Papa Francesco.
Il gesto compiuto il 26 giugno 2024, con la consegna personale a Papa Francesco dell’effige di Sant’Andrea e del libro sul trattato della speranza, non è un atto devozionale privato, ma una dichiarazione pubblica di metodo e di orizzonte. Di Sirio richiama la politica alla sua responsabilità morale e storica: senza speranza, senza una visione lunga, la politica degenera in pura amministrazione del potere o in conflitto permanente.
Prof. Camarri Cesare.


