
Sobrio nei toni, ma netto nei contenuti. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato il 2 giugno al corpo diplomatico accreditato in Italia con parole che non lasciano spazio a fraintendimenti.
«Ridurre alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani, è disumano» – ha affermato il Capo dello Stato riferendosi alla tragedia che sta colpendo la Striscia di Gaza. Parole ferme, umane, doverose.
Non è la prima volta che Mattarella richiama al rispetto dei diritti fondamentali, ma in questa occasione ha scelto la via della chiarezza assoluta: «I palestinesi hanno diritto al loro focolare entro confini certi». Parole che toccano le coscienze, lontane dalle ambiguità diplomatiche e dalle ipocrisie del linguaggio politico. È un richiamo al diritto internazionale e, ancor prima, a un principio essenziale dell’umanesimo: ogni popolo ha diritto alla dignità, alla casa, alla speranza.
Il Presidente ha poi denunciato con forza l’erosione sistematica dei territori destinati all’Autorità Nazionale Palestinese, evidenziando come l’occupazione illegale non possa essere presentata come una legittima misura di sicurezza. «Si rischia – ha detto – di inoltrarsi sul terreno della volontà di dominio della barbarie nella vita internazionale». È un monito pesante, che ci riguarda tutti. Perché quando la legge del più forte prevale sul diritto, la civiltà arretra.
Nessun silenzio nemmeno sul massacro del 7 ottobre: Mattarella ha ricordato il «sanguinario attacco di Hamas contro vittime israeliane inermi», ha parlato degli ostaggi ancora trattenuti, che «vanno immediatamente liberati». Equilibrio, sì. Ma non equidistanza morale. Il Presidente ha tenuto insieme, con lucidità, la condanna della violenza da qualunque parte venga e il richiamo alla responsabilità collettiva verso le vittime innocenti di ogni guerra.
Infine, un passaggio che va oltre il conflitto mediorientale, e tocca la crisi dell’ordine internazionale: «L’ordine mondiale che abbiamo conosciuto per decenni appare compromesso… Ma un ordine globale basato sul rispetto e sul riconoscimento reciproco è essenziale per scongiurare i conflitti». In un’epoca segnata da guerre, diseguaglianze e crisi ambientali, la voce del Presidente invita a tornare ai fondamenti della convivenza: rispetto, dignità, responsabilità.
Commento finale:
In tempi confusi, in cui le coscienze sembrano assuefatte alla violenza e all’ingiustizia, queste parole – semplici ma forti – rappresentano un sussulto di umanità e verità. Vanno sostenute, fatte risuonare, rilanciate. Perché non si costruisce pace senza giustizia, né sicurezza senza diritto. E non c’è vera civiltà senza la difesa intransigente della vita umana, di ogni vita.
