On. Decio Terrana: “chi devasta, aggredisce e mette a rischio la sicurezza dei cittadini tradisce il diritto costituzionale a manifestare.
Legalità, libertà e responsabilità: il confine che tutela la democrazia.
di Camarri Cesare.
Il diritto di manifestare rappresenta uno dei pilastri fondamentali di ogni società democratica. È la voce dei cittadini, lo strumento attraverso cui idee, dissenso e proposte possono emergere nello spazio pubblico in modo libero e partecipato. Tuttavia, questo diritto trova il suo significato più autentico solo quando viene esercitato nel rispetto delle regole e della convivenza civile.
Chi devasta, aggredisce e mette a rischio la sicurezza dei cittadini non sta esprimendo dissenso, ma sta snaturando il senso stesso della protesta. La violenza non rafforza le ragioni di una causa, al contrario le indebolisce, spostando l’attenzione dai contenuti ai danni provocati. Significa evidenziare una contraddizione profonda: usare una libertà garantita dalla Costituzione come pretesto per comportamenti che ne negano lo spirito.
In quelle immagini che tutti abbiamo visto si manifestano e si contrappongono due volti opposti della stessa realtà: da una parte la violenza cieca ed ingiustificabile di chi colpisce un uomo a terra ed indifeso, che sta compiendo il proprio dovere di servitore dello Stato, dall’altra i valori della protezione, della solidarietà e dell’umanità incarnati dal collega che interviene per difenderlo. È il confine netto tra brutalità e senso del dovere, tra distruzione e tutela della dignità umana. Ognuno di noi deve dicidere, nella sua coscienza da che parte stare.
Il confine tra libertà e abuso della libertà è sottile ma essenziale. La sicurezza collettiva, il rispetto delle persone e dei beni comuni non sono ostacoli alla democrazia, bensì condizioni necessarie perché essa possa esistere e prosperare. Ogni diritto, infatti, porta con sé un dovere di responsabilità: senza questo equilibrio, la libertà rischia di trasformarsi in arbitrio.
Alessandro Calista, l’agente aggredito.
L’agente aggredito durante gli scontri è Alessandro Calista, un poliziotto italiano di 29 anni, in servizio presso il Reparto Mobile di Padova. Secondo le ricostruzioni delle cronache, Calista è sposato e padre di un bambino: si trovava a Torino per servizio durante la manifestazione legata al centro sociale Askatasuna quando è stato accerchiato da un gruppo di persone incappucciate e colpito ripetutamente con calci, pugni e oggetti contundenti tra cui un martello e una chiave inglese.
Durante l’aggressione l’agente ha perso il casco ed è stato colpito più volte fino a quando un collega non è riuscito a trarlo in salvo; ha riportato contusioni multiple e una ferita da martello, ed è stato soccorso e portato al pronto soccorso dell’ospedale Molinette di Torino. La vicenda ha suscitato forte indignazione istituzionale e solidarietà nei suoi confronti da parte delle più alte cariche dello Stato e di rappresentanti politici di diversi schieramenti.
Dichiarazione dell’On. Decio Terrana.

In questo contesto si inserisce anche la dichiarazione dell’On. Decio Terrana, che sintetizza con chiarezza la linea di pensiero sul tema dell’ordine pubblico e della responsabilità civile:
“Sto con le Forze dell’Ordine e con l’Italia. La violenza non è dissenso e non può essere giustificata né coperta. Chi devasta, aggredisce e mette a rischio la sicurezza dei cittadini tradisce il diritto costituzionale a manifestare. Lo Stato deve essere chiaro e determinato: tolleranza zero verso l’illegalità, pieno sostegno a chi ogni giorno difende l’ordine, la legalità e la libertà di tutti”.
La democrazia vive di partecipazione, ma si regge anche su regole condivise. Manifestare è un diritto inviolabile; farlo nel rispetto degli altri è ciò che lo rende legittimo, credibile e davvero efficace.
