
La verità non si imbavaglia. La libertà di stampa è un bene comune da difendere ogni giorno.
Colpire un giornalista è colpire la libertà di tutti.
di Camarri Cesare.
Un ordigno è esploso nella notte tra il 16 e il 17 ottobre davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della trasmissione d’inchiesta Report su Rai Tre. La bomba, piazzata sotto la sua auto parcheggiata a Pomezia, ha distrutto completamente il veicolo e danneggiato anche l’auto della figlia e il cancello d’ingresso dell’abitazione.
Per fortuna non si registrano feriti, ma la violenza dell’esplosione ha scosso profondamente la comunità giornalistica e il Paese intero.
“Avrebbero potuto uccidere mia figlia”, ha dichiarato Ranucci con voce ferma ma provata. “Chi pensa di fermare Report con la paura si sbaglia”.
Parole che suonano come un manifesto di resistenza civile, in un momento in cui la libertà d’inchiesta torna a essere messa in discussione da minacce sempre più esplicite.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ipotizzano un atto di danneggiamento aggravato con metodo mafioso. Gli inquirenti ritengono che l’attentato sia stato pianificato conoscendo le abitudini del giornalista, da anni impegnato in delicate inchieste su poteri economici, criminalità organizzata e corruzione.
Reazioni istituzionali e solidarietà trasversale.
La condanna è arrivata immediata da ogni fronte politico.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso la sua “più ferma riprovazione” per l’attacco, ribadendo che “la libertà di informazione è un fondamento della Repubblica”.
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “un grave atto intimidatorio contro chi svolge il proprio lavoro al servizio della verità”, mentre la Rai ha diffuso una nota ufficiale definendo l’attentato “un attacco alla libertà di tutti”.
Anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Ordine dei Giornalisti hanno espresso solidarietà a Ranucci e ai colleghi di Report, annunciando manifestazioni e presidi a difesa della stampa libera.
Un attacco al diritto dei cittadini di conoscere e sapere.
L’attentato non è solo un gesto di violenza personale: è un segnale allarmante rivolto all’intero mondo dell’informazione. Colpire un giornalista d’inchiesta significa colpire il diritto dei cittadini ad essere informati.
La libertà di stampa non appartiene ai soli giornalisti, ma a tutti i cittadini che hanno diritto di conoscere fatti, responsabilità e verità.
Ogni volta che una voce libera viene intimidita, è la democrazia stessa a perdere voce.
Sigfrido Ranucci ha già annunciato che Report continuerà a trasmettere come sempre.
È un gesto di coraggio, ma anche un monito: la verità non si imbavaglia con le bombe.
L’Italia deve rispondere non solo con la solidarietà, ma con una vigilanza concreta, proteggendo chi ha scelto di raccontare ciò che altri vorrebbero tenere nascosto.
Perché la libertà di stampa non è un privilegio di categoria: è un bene comune, da difendere ogni giorno, con coraggio e con verità.
Prof. Camarri Cesare.
