La forza dei valori che trasformano l’amicizia in missione politica.
di Camarri Cesare.
C’è una frase che sintetizza lo spirito della Festa dell’Amicizia: “Dove c’è amicizia, c’è futuro.” Non è uno slogan, ma una visione. In un tempo in cui la politica rischia di ridursi a scontro e calcolo, la Festa richiama invece a un’idea diversa: quella della politica come servizio, della comunità come missione condivisa, dell’amicizia come fondamento del bene comune.
L’amicizia come forza sociale.
L’amicizia autentica non è un sentimento privato, ma una forza capace di trasformare i rapporti umani in coesione sociale e impegno civico. Lo ricorda il Vangelo, quando Gesù dice ai discepoli: “Vi ho chiamato amici” (Gv. 15,15). Un’affermazione che racchiude fiducia, intimità e responsabilità. Non si tratta solo di un legame personale, ma di un dono che genera comunità e che diventa criterio di convivenza civile.
La Dottrina Sociale della Chiesa indica chiaramente i cardini di una società equilibrata: dignità, solidarietà e sussidiarietà. Sono valori che trovano piena espressione proprio nell’amicizia evangelica, quando si traduce in impegno concreto, in solidarietà attiva, in responsabilità reciproca.
De Poli, Terrana e la sfida della politica.
In questo quadro si inserisce il ruolo del Segretario Nazionale U.D.C., Sen. Antonio De Poli, sostenuto dall’On. Decio Terrana. La loro azione politica non si limita alla gestione di un partito, ma si propone come testimonianza di un metodo: una politica che non divide, ma unisce; che non si appiattisce sul tatticismo, ma si eleva a missione di servizio.
La presenza di De Poli alla Festa non è solo simbolica: rappresenta la volontà di mantenere vivo un legame con i territori e con quella comunità politica che ha radici profonde nella tradizione cristiana democratica. Terrana, dal canto suo, sottolinea la portata culturale e ideale di questo percorso, che non è mera strategia, ma un progetto ispirato a valori fondanti.
Un’eredità che guarda avanti.
La Festa dell’Amicizia affonda le radici nelle storiche esperienze della Democrazia Cristiana, che seppe unire il popolo attorno al Vangelo e ai principi della Dottrina Sociale. Oggi, quell’eredità non viene semplicemente ricordata, ma rilanciata. Non come nostalgia, ma come responsabilità: adattare quei valori a un tempo nuovo, segnato da sfide inedite, ma altrettanto decisive.
L’editoriale che emerge da questa esperienza è chiaro: senza amicizia non c’è futuro. Senza comunità, la politica perde senso; senza radici valoriali, si riduce a gestione sterile del potere.
La Festa dell’Amicizia ricorda a tutti – credenti e non – che un futuro diverso è possibile. A patto che la politica torni a essere linguaggio di fraternità e missione di servizio, e che l’amicizia, dono umano e divino, torni ad essere il cemento che tiene insieme la società.
Prof. Camarri Cesare.


