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di Michele Interrante
Un’analisi critica e proposte per una politica culturale più efficace
Livorno ha finalmente ottenuto una prestigiosa qualifica: “Città che Legge”, per il triennio 2024-2026. Il progetto “La biblioteca va in città: la lettura approda da te” ha meritato il terzo posto nella graduatoria nazionale del Centro per il Libro e la Lettura, ottenendo un finanziamento integrale di 70.000 euro
È il frutto di un percorso iniziato con il Patto per la Lettura, che ha creato una rete tra biblioteche, scuole, librerie e associazioni nella promozione della cultura
La Biblioteca Labronica Francesco Domenico Guerrazzi è il cuore del sistema bibliotecario livornese. Suddivisa tra Villa Fabbricotti, Bottini dell’Olio, Emeroteca, Villa Maria e una sezione ragazzi nel parco della Villa, custodisce oltre 306.000 volumi, 44.000 manoscritti e 60.000 autografi
Nel solo anno 2022, la sede centrale ha registrato 31.365 ingressi e 1.750 iscritti attivi al prestito
In Toscana, le statistiche rivelano un dato chiaro: solo poco più dell’8 % dei cittadini utilizza la biblioteca per il prestito di libri, ma se si considerano anche altri servizi (consultazione, eventi, internet), la frequentazione arriva a quasi il 30 % della popolazione tra 14 e 80 anni
È evidente che la biblioteca è attiva, ma la lettura non è ancora un’abitudine radicata nella maggioranza della cittadinanza.
Ecco il nodo del mio pensiero, che riporto integralmente:
«È giusto dare un contributo di tale portata a delle associazioni che dovrebbero promuovere la lettura… Se è vero che a Livorno si legge così tanto, che senso ha finanziare associazioni che creano spazi o eventi per stimolare la lettura? Chi non legge è perché non vuole leggere per pigrizia, perché non gli interessa… Chi legge lo fa spontaneamente… Allora non sarebbe meglio aiutare chi scrive, chi realizza un libro, per aiutarlo a diffonderlo…?»
Il problema non è solo l’offerta culturale, ma la domanda. Se molte persone scelgono di non leggere, non è perché mancano i servizi, ma perché non lo considerano una priorità. È lecito chiedersi se risorse pubbliche significative debbano puntare su eventi o piuttosto sul supporto a chi crea contenuti.
Il valore delle associazioni e delle biblioteche è innegabile: costruiscono comunità, spazi di confronto, momenti di crescita. Tuttavia, spendere soldi pubblici richiede trasparenza e misurabilità dei risultati. Finora, troppo spesso, il successo di un progetto si limita a numeri di eventi o partecipanti.
Dobbiamo invece chiedere dati concreti: aumentati prestiti? Nuovi lettori? Vendita di libri locali? Adozione di voucher? A che costo? Senza questi indicatori, rischiamo di finanziare vetrine culturali, ma non lettori duraturi.
Per una politica culturale davvero efficace, servono strumenti diversificati:
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Sostegno diretto ad autori locali e piccoli editori, per facilitare stampa, traduzione e distribuzione.
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Incentivi alle librerie indipendenti, per eventi, presentazioni e mostre.
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Voucher di lettura per studenti e famiglie a basso reddito, da spendere in librerie.
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Diffusione non convenzionale: biblioteche mobili, audiolibri per anziani, distribuzione gratuita in luoghi strategici.
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Finanziamenti legati a risultati, non semplicemente all’organizzazione di eventi.
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Il marchio “Città che Legge” è un riconoscimento prestigioso, ma rischia di restare simbolico se non si costruisce una cultura della lettura radicata. Il salto di qualità avverrà solo se le politiche culturali riusciranno a integrare chi crea, chi distribuisce, chi legge, con obiettivi chiari e verificabili.
La lettura è un bene prezioso, ma va promossa con metodo: misura, trasparenza, strategia. Solo così Livorno potrà diventare non solo una città che legge, ma una città con sempre più lettori attivi.
- Articolo: © Riproduzione riservata

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