
NOTA REDAZIONALE
Questa precisazione, che fa seguito all’articolo “Democrazia Cristiana Toscana: si chiude la stagione di Mauro Conti. Squadra regionale azzerata”, è del Presidente Nazionale della Democrazia Cristiana, Pierluigi Ghelarducci, e viene pubblicata per dovere di completezza e correttezza dell’informazione.
Quando la forma diventa sostanza
In politica, come nella vita, non conta solo ciò che si decide, ma come lo si fa.
L’azzeramento della squadra regionale toscana, incluso il segretario Mauro Conti e la responsabile del movimento femminile Enrica Lombardi, è un atto formalmente legittimo, frutto di una riorganizzazione voluta dalla Segreteria Nazionale.
Ma, proprio per questo, impone una riflessione sul metodo, sul rispetto e sul valore delle persone.
Nessun giudizio personale, ma una questione di stile
Non si tratta di mettere in discussione la persona subentrata – l’amica Jenny Gonzales, che merita ogni augurio di buon lavoro – né di riaprire vecchie polemiche.
Il punto è un altro: una dirigente apicale, che ha servito gratuitamente e con convinzione il partito in Toscana, non può essere messa da parte senza neppure una parola, senza una telefonata, senza un momento di confronto.
Questo è ciò che umanamente dispiace e politicamente preoccupa.
Politica come educazione
Il nostro partito non è una caserma né un’azienda. È una comunità.
E una comunità politica che si ispira all’umanesimo cristiano ha il dovere di esercitare la buona educazione istituzionale.
Non servono grandi gesti, ma semplici attenzioni: comunicare in anticipo una decisione, spiegare le motivazioni, ascoltare anche il punto di vista di chi ha condiviso un tratto di strada.
Il caso Lombardi e la lealtà fraintesa
Sconcerta che a Enrica Lombardi non sia stato neppure chiarito che la sua esclusione non fosse una forma di “punizione”.
“Colpa” sua – si fa per dire – è stata quella di essere apparsa in una foto con due ex militanti a Grosseto.
Fatti modesti, innocui, che in nessun modo dovevano diventare causa di emarginazione o sospetti.
Quando si inizia a temere una foto più del valore di una persona, è il segnale che si sta smarrendo la bussola.
Il silenzio che parla
Molti dirigenti, per rispetto e senso di responsabilità, hanno scelto di non commentare pubblicamente, in attesa che venisse trovata una soluzione.
Un silenzio che però non può durare all’infinito, perché chi ha dato, ha il diritto almeno di essere riconosciuto.
Non si chiede di cambiare le nomine, ma di restituire dignità e trasparenza al metodo.
Un gesto di responsabilità collettiva
Il Presidente e i membri della Direzione regionale si riuniranno nei prossimi giorni per esprimere pubblicamente un giudizio di merito su quanto avvenuto.
Non sarà un atto formale, ma un segnale morale: quello che nessuno è infallibile, nemmeno chi guida.
Ammetterlo è un atto di forza, non di debolezza.
Conclusione: il vero volto della Democrazia Cristiana
La Democrazia Cristiana che vogliamo costruire non cancella, non mortifica, non zittisce.
È una forza che parla con chiarezza, ma rispetta le persone.
Che prende decisioni, ma non dimentica la forma.
Che punta in alto, ma non calpesta nessuno.
Solo se manterremo questo stile, potremo chiedere fiducia ai cittadini, soprattutto a quelli che hanno smesso di credere nella politica proprio perché hanno visto troppa arroganza e poca umanità.
Pierluigi Ghelarducci
Presidente nazionale della Democrazia Cristiana
