
By Michele Interrante
“La sanità è in prognosi riservata: staccheranno la spina?” È questa la provocazione lanciata da una recente puntata della trasmissione di Radio Radio, che ha visto confrontarsi voci autorevoli come Martina Pastorelli, Alberto Contri e il dott. Giuseppe Garavelli. Un confronto acceso ma lucido, che mette a nudo le fragilità sempre più evidenti del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
La domanda che molti evitano – ma che oggi va posta con coraggio – è la seguente: stiamo assistendo a una crisi causata da errori e incuria o c’è, dietro il collasso, una strategia precisa per favorire la privatizzazione e il profitto a discapito del diritto universale alla salute?
La sanità è (ancora) un diritto?
Come sottolineato da Martina Pastorelli, il vero rischio è l’assuefazione della popolazione a un sistema che non cura più tutti, ma solo chi può permetterselo. Una visita specialistica richiede mesi, un esame salvavita diventa un percorso a ostacoli. Gli italiani si rassegnano, le famiglie rinunciano, e intanto cresce il mercato delle assicurazioni sanitarie. È questa l’Italia che vogliamo?
Risorse pubbliche, priorità sbagliate
Alberto Contri ha tracciato un quadro drammatico ma realistico: miliardi vengono destinati a piani di digitalizzazione e difesa, mentre la sanità resta in attesa. I medici di famiglia sono sempre meno, gli ospedali ridotti all’osso, e il pronto soccorso è diventato il rifugio di chi non sa più a chi rivolgersi. È una situazione insostenibile, non degna di un Paese civile.
La riforma necessaria, ostacolata da interessi
Il dott. Garavelli ha denunciato un altro aspetto preoccupante: ogni tentativo di riforma strutturale trova resistenze, spesso da parte di chi dovrebbe difendere la salute pubblica. Il progetto di medici associati proposto dal Ministro Schillaci, che avrebbe potuto alleggerire il sistema, è stato bloccato da logiche corporative e da veti incrociati.
Il caso toscano: una realtà che si sgretola
Anche la Toscana, un tempo modello per l’efficienza sanitaria, oggi arranca. Lunghe liste d’attesa, carenza di personale, territorio abbandonato. Famiglie, anziani e persone fragili sono spesso lasciati soli. Chi governa deve ascoltare, comprendere e agire: non con promesse generiche, ma con atti concreti, finanziamenti adeguati e una nuova centralità della medicina territoriale.
Una sanità a misura di persona
La sanità non può essere trattata come un costo da tagliare, ma come un dovere costituzionale da garantire. Servono più risorse, sì, ma anche una visione ispirata ai principi della solidarietà e della giustizia sociale. Serve riportare al centro la persona, non il profitto. E serve il coraggio di dire che una sanità efficiente, pubblica e umana è possibile.
Conclusione
Il futuro della sanità pubblica italiana è ancora aperto. Non tutto è perduto. Ma il tempo stringe. O si cambia strada subito – con riforme vere e investimenti mirati – o si rischia di spegnere per sempre una delle conquiste più alte della nostra Repubblica. È ora di rianimare la sanità con il cuore della politica, quello che ascolta, serve e costruisce.
