Eticonomia: mettere l’etica al centro dell’economia
By Michele Interrante 
In un mondo dove parole come “profitto” e “mercato” spesso sembrano lontane dai valori umani e sociali, il Professore ed economista Antonio Foglio propone una via nuova: l’Eticonomia. Non un’utopia, ma un sistema fondato su principi concreti che coniugano etica, impresa, finanza e sostenibilità. In questa intervista ci racconta il suo progetto, tratto dal libro “Eticonomia. La gestione etica dell’economia, dell’impresa, del mercato, del business, della finanza, dei consumi, dell’ambiente” (Cavinato Editore International, 2024).
1. Cos’è l’Eticonomia?
I) Professore, può spiegarci cosa intende per “Eticonomia” e in cosa si distingue dall’economia che conosciamo oggi?
P) L’Eticonomia è una nuova visione dell’economia che integra l’etica come elemento strutturale del sistema economico. Non si tratta di un’aggiunta di valori morali all’impresa tradizionale, ma di un ripensamento radicale delle logiche che governano produzione, consumo, lavoro e finanza. L’etica non è un freno, ma una risorsa: un fattore competitivo che crea valore durevole, fiducia, coesione sociale.
I) Quali sono i “pilastri” di questo nuovo approccio? E come si intrecciano tra loro?
P) I pilastri dell’Eticonomia sono sette: la gestione etica dell’impresa, del mercato, del business, della finanza, dei consumi, dell’ambiente e dell’economia nel suo complesso. Ogni pilastro è connesso agli altri. Non posso immaginare un’impresa davvero etica se i suoi consumi sono irresponsabili o se la sua finanza è speculativa. Occorre una visione olistica che faccia dialogare efficienza ed equità.
2. Quando l’etica incontra il business
I) Nel suo modello, l’etica non è un “valore aggiunto”, ma una base strutturale. Che ruolo ha nel modo in cui un’azienda prende decisioni?
P) L’etica deve entrare nei processi decisionali, nella cultura d’impresa, nella strategia. Questo significa misurare non solo i risultati economici, ma anche quelli sociali e ambientali. Un’azienda eticonomica decide tenendo conto delle ricadute sul lavoro, sulla comunità, sull’ambiente. E lo fa non per immagine, ma per convinzione.
I) Lei introduce concetti nuovi come “cocapitale” e “cogestione”. Cosa significano e come cambiano il rapporto tra impresa e lavoratori?
P) “Cocapitale” significa riconoscere il valore umano, relazionale, simbolico delle persone che partecipano all’impresa. Non solo capitale economico, ma anche capitale etico, sociale. La “cogestione” implica un coinvolgimento reale dei lavoratori nei processi decisionali: partecipazione, corresponsabilità, dialogo. Questo crea senso di appartenenza e migliora anche le performance aziendali.
3. Eticonomia nella vita quotidiana delle imprese
I) Come si applicano, in pratica, questi principi in un’azienda? Ha esempi di imprese che già funzionano secondo questi criteri?
P) Ci sono imprese, in Italia e nel mondo, che applicano principi eticonomici: cooperative, aziende familiari, imprese sociali, ma anche realtà del profit che adottano bilanci sociali, codici etici, governance partecipativa. L’Eticonomia non è ideologica: si adatta ai contesti e cresce con la formazione e l’esempio.
I) Eticonomia significa anche rispetto per l’ambiente e per i consumatori. Come si traduce tutto questo nei fatti?
P) Significa adottare criteri di sostenibilità, trasparenza, responsabilità. Dalla scelta delle materie prime alla distribuzione, ogni fase deve rispondere a un principio etico. Anche la relazione con il consumatore cambia: non è più un bersaglio da conquistare, ma un soggetto da rispettare e coinvolgere.
4. Sfide e futuro di un’economia diversa
I) Cambiare mentalità non è facile. Quali sono le difficoltà maggiori nel promuovere un’economia etica oggi?
P) La difficoltà principale è culturale. Viviamo in una società abituata a pensare in termini di profitto immediato, di competizione estrema. L’Eticonomia richiede tempo, dialogo, investimento in capitale umano. Ma i tempi sono maturi: crisi ambientali, sociali, economiche ci spingono a cambiare.
I) Come immagina il futuro dell’Eticonomia? Potrebbe davvero diventare un’alternativa concreta a livello globale?
P) Sì, se diventa movimento culturale, educativo, politico. Non basta qualche impresa virtuosa: serve un nuovo paradigma condiviso. Ma vedo segnali positivi: giovani più attenti, imprenditori responsabili, consumatori consapevoli. L’Eticonomia può essere il volto umano della globalizzazione.
5. Un messaggio per le nuove generazioni
I) Cosa si sente di dire ai giovani che vogliono fare impresa o lavorare nel mondo economico con uno sguardo più etico e responsabile?
P) Dico loro: abbiate coraggio. Non rinunciate all’ideale per il compromesso. Un’economia diversa è possibile se ci credete e la costruite ogni giorno. Studiate, formatevi, create reti. E ricordate: l’etica non è un peso, è una bussola. Vi aiuterà a non perdervi.
Nota biografica:
Antonio Foglio è economista, docente e autore di numerosi saggi e manuali sulla gestione aziendale, la leadership, il marketing strategico e l’impresa etica. È stato consulente per enti pubblici e privati, e promotore del concetto di “Eticonomia”, un’evoluzione del pensiero economico che punta a restituire all’economia la sua vocazione umana, relazionale e sostenibile.
