L’onda silenziosa: quanto pesa il voto musulmano in Italia?
Oltre il mito del voto invisibile: l’identità politica del “NO” musulmano, che non è, e non sarà una delega in bianco.
di Camarri Cesare.
Per anni si è parlato della presenza musulmana in Italia esclusivamente in termini di sicurezza, accoglienza o statistica demografica. Il recente Referendum sulla Giustizia ha però segnato uno spartiacque: per la prima volta, la comunità islamica italiana — composta da oltre 2,5 milioni di persone — non è stata solo oggetto del dibattito, ma soggetto politico deliberante.
Il dato politico più eclatante emerso dalle analisi post-voto è la straordinaria convergenza (secondo l’analisi dei flussi di voto) della comunità musulmana verso il “NO”. In un Paese spesso frammentato, vedere un blocco elettorale così ampio muoversi in una direzione politica precisa è un segnale che va oltre la semplice preferenza tecnica sui quesiti della giustizia, ma assume necessariamente un carattere politico.
Se gli elettori musulmani si orientano quasi all’unisono, il messaggio, per i leader politici è chiaro: questo elettorato non è più una “somma di individui” da corteggiare singolarmente, ma un corpo sociale che ragiona in termini politici a cui rivolgere la massima attenzione.
Per troppo tempo si è sviluppata la considerazione, da parte della opinione pubblica, a ritenere le comunità di origine straniera (e in particolare quella musulmana) come una moltitudine demografica passiva, priva di una propria identità politica definita.
Il mito del “voto invisibile” quello che non nega il valore legale della scheda elettorale (che vale esattamente come quella di qualsiasi altro cittadino), ma descrive una cecità della politica e dei media nei confronti della valenza di detto voto, è crollato davanti ai seggi del 22 marzo. L’analisi del voto dei cittadini musulmani che hanno partecipato attivamente alla scelta referendaria impone rilevanti riflessioni sul piano politico. Quel voto che non “si vede” è divenuto invece evidente e rilevante. In un sistema elettorale di carattere maggioritario ha assunto la qualità di voto determinante, ovvero quello che ha la capacità e la valenza di produrre “la differenza” nel risultato elettorale stesso.
Il sospetto del “Calcolo Elettorale”.
Toccare questo punto significa entrare nel cuore di uno dei dibattiti più accesi della politica italiana. È un’analisi che molti osservatori sollevano: la sovrapposizione tra principi ideologici (l’integrazione come valore) e strategia elettorale (il calcolo dei voti).
Un’analisi dei flussi del voto referendario ci spiega che la comunità musulmana rappresenta oggi il 2% dell’elettorato attivo pronto a pesare sulle prossime politiche. Non si può analizzare la spinta verso la riforma della cittadinanza (come lo Ius Scholae o lo Ius Soli) senza affrontare il tema del ritorno elettorale. Per molti critici e per vari osservatori ed analisti politici, l’attivismo dei partiti di sinistra su questo fronte non sarebbe solo una battaglia (a loro dire) di civiltà, ma una mossa strategica per ampliare il proprio bacino di voti. Il ragionamento sembra semplice e lineare più immigrati abbiamo, più voti possiamo ottenere; referendum docet.
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